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Un calcio ai bilanci delle imprese. Per avere credito conta la storia

Accesso al credito consentito alle piccole imprese anche se i conti non tornano. Nella «pagella» finale della banca per la concessione di liquidità, infatti, i dati di bilancio sono sempre più marginali. Ora contano invece: la «storia» e la solidità finanziaria dell’imprenditore e dei soci delle aziende clienti, la rischiosità dei settori di investimento, i comportamenti tenuti con la banca e con il sistema creditizio in generale. In tutto questo, il bilancio può pesare anche solo il 10%. Già, perché sempre più istituti di credito, da Intesa Sanpaolo a Unicredit fino al Gruppo Cariparma Crédit Agricole, stanno trasformando i parametri di valutazione per concedere o meno risorse alle imprese, improntando i rating sugli aspetti qualitativi e non più solamente quantitativi, che in questo momento penalizzerebbero quasi tutte le realtà imprenditoriali. Stesso discorso per le start up. L’imprenditore che vuole ottenere credito per un nuovo progetto basta che abbia le seguenti caratteristiche: un business plan convincente, un settore di investimento anticiclico (come può essere l’agricoltura) e adeguati strumenti di garanzia, tipo i confidi. Risultato: applicando per esempio il nuovo modello sviluppato da Intesa Sanpaolo il 50% della clientela ha migliorato il rating, il 35% l’ha peggiorato e il 15% è rimasto allo stesso livello di rischiosità. Ma vediamo nel dettaglio le iniziative messe in campo dalle banche.

Il modello di Intesa Sanpaolo. Nell’ultimo anno Intesa Sanpaolo ha completato una revisione complessiva dei processi del credito dedicati alla clientela Small business (si veda ItaliaOggi del 17 maggio scorso). In quest’ambito, sono stati sviluppati anche nuovi modelli di rating che hanno l’obiettivo di mettere in evidenza e riconoscere adeguatamente la minore rischiosità media di alcuni settori di attività economica e il loro carattere anticiclico, dando più forza all’azione di sostegno della banca. In più, il modello attribuisce anche un peso rilevante nel rating ai comportamenti del cliente con la banca e con il sistema creditizio in generale. Con l’analisi qualitativa, vengono infine introdotti nel processo di determinazione del rating quegli elementi di informazione sul management, sul grado di innovazione di nuove idee imprenditoriali e di solidità delle idee di business proposte che, secondo Intesa Sanpaolo, permettono di superare i limiti di un punteggio di rating strettamente statistico. «Un altro aspetto innovativo dei nuovi modelli», afferma Bruno Bossina, responsabile della direzione marketing small business di Intesa Sanpaolo, «è il fatto che sono in grado di leggere il cliente a 360°, potendo includere nella valutazione del merito creditizio anche aspetti come la solidità finanziaria dell’imprenditore e dei soci delle aziende clienti». «Quest’analisi risulta molto efficace», continua Bossina, «e favorisce, in generale, un dialogo sempre più trasparente e di reciproca fiducia con la banca. La maggiore considerazione di questi aspetti e un minore peso relativo dei dati contabili rispetto ai precedenti modelli, tende anche a rendere le valutazioni tramite i modelli Small business meno legate al ciclo economico e maggiormente orientate a orizzonti temporali più lunghi».

Gli altri istituti. Anche Unicredit, secondo quanto risulta a ItaliaOggi Sette, ha rivisto i propri meccanismi di valutazione dando maggior peso alle componenti qualitative. Stesso percorso sta seguendo il Gruppo Cariparma Crédit Agricole. «In un contesto caratterizzato da una situazione economico-finanziaria di crisi e dalla graduale applicazione della nuova e più stringente normativa di vigilanza di Basilea III», afferma Vincenzo Aloe, responsabile direzione imprese del Gruppo, «per guidare con efficienza i rapporti tra finanziatori e finanziati occorre continuare a investire su sistemi di valutazione della rischiosità delle controparti che si focalizzino sull’analisi delle effettive capacità competitive dei clienti, accentuando il ruolo degli aspetti qualitativi d’impresa».

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