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«Un buon inizio, ora il cuneo»

Il decreto «fare» è un «buon inizio». Ma ora se si vuole dare «un’effettiva scossa al Paese» il Governo deve puntare su un’«immediata riduzione del cuneo fiscale per aumentare l’occupazione e riallineare rapidamente la competitività». Confindustria promuove con alcune riserve il provvedimento per il rilancio dell’economia varato sabato scorso dal Governo che rappresenta – secondo una nota diffusa ieri dagli industriali – «un buon inizio di una terapia per ridare energia e fiducia alle imprese». Un antipasto importante nel menù dello sviluppo, dunque, che però ora va rafforzato con il piatto forte: un intervento sul costo del lavoro che in Italia ha raggiunto livelli record. Da qui la speranza di un segnale positivo su questo fronte, magari già dal pacchetto lavoro che l’Esecutivo dovrebbe varare nei prossimi giorni e che Viale dell’Astronomia «attende con molto interesse».
Tornando al decreto «fare» per Confindustria, almeno «ad un primo esame», le misure rivolte al sistema industriale «sono nel complesso apprezzabili in quanto intervengono sull’emergenza credito, sugli investimenti, sugli oneri burocratici e sulla giustizia». Ma dall’associazione degli industriali arrivano anche alcuni rilievi. A cominciare da quello che rappresenta un po’ la grande incognita di tutte le riforme recenti e più antiche: l’attuazione. Che troppo spesso in passato è andata a rilento e in alcuni casi è rimasta addirittura al palo. Confindustria segnala infatti che «diverse misure» richiedono «successivi interventi attuativi»: per questo lancia un appello al Governo ad adottarli «senza indugi». Nella nota diffusa ieri non vengono fatti esempi, ma dalla lettura del testo del decreto appare comunque evidente la mole del lavoro che attende l’Esecutivo: nella bozza di decreto si contano almeno 37 decreti attuativi. Alcuni di questi sono anche provvedimenti non di poco conto: come quello sul credito che dovrebbe ridisegnare e ampliare il raggio d’azione del Fondo di garanzia. Ma anche su un’altra misura simbolo – quella relativa al bonus per l’acquisto dei macchinari da parte delle Pmi – si dovranno attendere due decreti interministeriali oltre alle convenzioni tra Sviluppo economico, Abi e Cassa depositi e prestiti.
La seconda importante riserva sul decreto appena varato riguarda poi le «semplificazioni fiscali» che – secondo Confindustria – «devono essere rafforzate». Qui l’associazione degli industriali cita un caso che le sta molto a cuore: quello della responsabilità solidale fiscale, «una norma inefficace ai fini antievasione e dannosa per le imprese» e che per Viale dell’Astronomia «deve essere esclusa per tutte le imposte». Il decreto «fare» ha infatti cancellato la solidarietà negli appalti per la componente strettamente “fiscale”: in pratica l’appaltatore non risponderà più con il subappaltatore del versamento all’Erario delle ritenuti fiscali sui redditi di lavoro dipendente e sull’Iva per le prestazioni collegate ai lavori. Ma l’intervento che comunque dovrebbe semplificare norme che avevano generato tanta confusione affidando di fatto le verifiche sugli obblighi alle parti contraenti dell’appalto non fa sparire del tutto questa “solidarietà” che sopravvive ad esempio per quanto riguarda retribuzioni e contributi previdenziali e assicurativi. Da qui il monito ad estendere l’esclusione «a tutte le imposte».
Fin qui il giudizio sull’ultimo decreto, ribadito anche dal vice-presidente di Confindustria, Aurelio Regina: «È un primo passo – ha detto ieri –, ma il Paese richiede interventi massicci di politica economica vista la gravità della crisi». E l’associazione degli industriali ne segnala uno urgente, capace di dare subito una «scossa» all’economia e su cui il Governo deve scommettere: «L’immediata riduzione del cuneo fiscale».

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