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Un bonus per 40mila assunzioni

Ventimila posti fissi in più. O 77mila nuovi contratti a termine. Nel mezzo infinite combinazioni possibili, con il risultato finale che arriverà solo al termine della corsa, appena aperta, per dividere il forziere da 232 milioni di euro tra le imprese che scommettono su giovani e donne. Sul piatto, incentivi da 3mila a 12mila euro per lavoratore, a seconda della formula contrattuale adottata.
«Una misura antirecessiva – ha spiegato il ministro Elsa Fornero al forum con Il Sole 24 Ore – per dare respiro a un mercato asfittico: proprio perché la situazione è critica saranno premiati anche i nuovi contratti a tempo determinato, con benefici più alti al crescere delle durate».
La norma – prevista dal decreto Salva-Italia, n. 201/2011 – è stata attuata con un provvedimento interministeriale del 5 ottobre, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di mercoledì scorso. L’incentivo massimo, 12mila euro, è riservato per le stabilizzazioni degli addetti atipici (collaboratori, associati in partecipazione, lavoratori a termine che “conquistano” il posto fisso). Nel caso, invece, di nuovi ingressi a tempo determinato – che devono durare almeno un anno e rafforzare lo staff aziendale – il bonus parte da 3mila euro per i contratti tra 12 e 18 mesi e sale a 4mila per quelli tra 18 e 24, fino a 6mila per durate superiori.
«Di fatto – ha sottolineato il ministro Fornero – è un beneficio che riduce il costo del lavoro». Con un tetto, però, di 10 contratti agevolabili per azienda: nell’ipotesi di stabilizzazioni, quindi, lo sconto può arrivare fino a 120mila euro, con il rispetto, in ogni caso, del regime de minimis. E l’accesso al bonus, nell’eventualità di risorse insufficienti, avverrà in base all’ordine cronologico di invio delle domande.
Subito dopo l’apertura della raccolta delle candidature, giovedì scorso, sono stati “prenotati” i primi 12 milioni: in due giorni sono arrivate all’Inps (attraverso il sistema telematico) oltre mille richieste, «nel 90% dei casi – evidenziano dal ministero del Lavoro – per realizzare conversioni a tempo indeterminato».
Ma quali sono i possibili effetti sullo status occupazionale di giovani e donne? Secondo i calcoli del Centro studi Red-Sintesi per il Sole 24 Ore, il bacino da cui attingere è ampio: 3,8 milioni di lavoratori, di cui 2,1 giovani (uomini e donne under 30) e 1,7 lavoratrici oltre i 30 anni. I reali beneficiari, date le risorse limitate, saranno ovviamente molti di meno. Dividendo il budget secondo le proporzioni di questa prima fase, ci sarebbero circa 210 milioni per oltre 17mila stabilizzazioni e 22 milioni per 8mila nuovi contratti a termine. Ma è verosimile un riequilibrio delle percentuali con il passare del tempo, con un recupero delle richieste sui contratti a tempo determinato, che nella fase iniziale stanno scontando le difficoltà delle imprese ad aumentare la base occupazionale come previsto dalla legge.
Ipotizzando un bilancio finale con il 70% dei fondi destinato alle stabilizzazioni e il 30% ai rapporti flessibili, si arriverebbe a un totale di 40mila posti di lavoro, con un aumento del 16% delle conversioni e del 7% dei rapporti a termine.
Red-Sintesi ha poi messo sotto la lente due possibili scenari-limite: nel primo tutte le imprese utilizzano l’intero plafond per stabilizzare i contratti atipici, mentre nell’altro si procede solo a nuovi inserimenti a termine tra 12 e 18 mesi, le durate più probabili tra quelle ammesse (secondo l’Istat un contratto a tempo determinato dura in media poco più di un anno). «Nella prima ipotesi – spiega Catia Ventura, ricercatrice di Red-Sintesi – le posizioni consolidate potrebbero essere circa 20mila, facendo aumentare del 22% le stabilizzazioni dell’ultimo anno». Nella seconda, invece, «i reclutamenti a tempo determinato arriverebbero oltre quota 77mila, con un aumento dei nuovi ingressi del 19 per cento».
Ora la palla passa alle imprese, che possono chiedere gli incentivi sui contratti siglati entro il 31 marzo 2013. Di certo, lo scenario su cui si inserisce la nuova misura non ha spiragli di luce all’orizzonte. Almeno a giudicare dagli ultimi dati che emergono dal sistema delle comunicazioni obbligatorie. Nel secondo trimestre di quest’anno sono state effettuate 2,8 milioni di assunzioni, 60mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2011 e nel 71,3% dei casi a tempo determinato. Per contro, 2,5 milioni di rapporti di lavoro sono cessati (+1,9%): 1,3 milioni hanno riguardato le donne (+3,1 per cento), mentre la classe più numerosa per età è quella tra i 25 e i 34 anni, con circa 540mila lavoratori espulsi dal mercato.

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