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Un asso inaspettato in mano ai commissari

Irrituale, fuori tempo massimo (in teoria), ma benvenuta. L’offerta di Cerberus per rilevare l’intera Alitalia regala un jolly ai Commissari e spariglia la partita per la vendita della compagnia. Il fondo Usa mette sul piatto pochi spiccioli e chiede – come tutti – una pesante ristrutturazione. Ma – vista da Roma – ha un grande pregio: esorcizza il rischio dello spezzatino. E – offrendo ai dipendenti (e allo Stato) una partecipazione azionaria – tende un ramoscello d’ulivo anche ai lavoratori.
Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari devono decidere ora come usare l’asso che si sono ritrovati in mano. Per rientrare in un’asta ormai chiusa, Cerberus ha due strade: unirsi a uno dei partecipanti – il fondo Usa non può salire per motivi di passaporto oltre al 49% del capitale – oppure aspettare che questa prima fase della vendita vada a morte naturale perché le offerte sono insoddisfacenti. In quel caso la procedura si allungherebbe oltre la scadenza del 30 aprile e andrebbe a trattativa privata, ripartendo da zero.
I Commissari hanno dunque un po’ di potere negoziale in più: in queste settimane proveranno a convincere Lufthansa a unire le forze con gli americani, ponendo come condizione l’unitarietà di Alitalia. Se Berlino e Easyjet – che puntano a rilevare solo alcune rotte e parte di aerei e dipendenti – diranno no, c’è sempre la possibilità di respingere le offerte come inadeguate. Riaprendo a quel punto la porta non solo a Cerberus ma ad altri protagonisti rimasti finora alla finestra.
Il tempo, con il prestito ponte alzato a 900 milioni, c’è. La politica sarebbe contenta, rimandando un’altra volta le scelte dolorose sui tagli. E i sindacati potrebbero giocare una partita meno disperata, provando a tirare per la giacchetta i vincitori delle elezioni per convincerli a dare l’ennesimo ultimo sostegno pubblico alla società per ridurre i sacrifici.
Illusioni? Si vedrà. Di sicuro né Cerberus (che in data room ha passato ai raggi X i conti della compagnia) né Lufthansa sembrano intenzionati a farsi carico di un’Alitalia che perde ancora un milione al giorno. E il rischio – malgrado le dichiarazioni di buona volontà del governo Gentiloni – è che a mettere una pezza alla situazione siano un’altra volta i contribuenti

Ettore Livini

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