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Un assegno da 146 milioni Leonardo fa pace con il Fisco

I dividendi maturati in Lussemburgo sono ancora solo potenziali o hanno già carne e ossa tassabili in Italia? Il loro incasso potenziale nel 2006, benché non ancora fisicamente avvenuto, può essere già qualificato «incasso giuridico»? Su questioni tributarie-penali di questo genere forse Leonardo Del Vecchio avrebbe potuto protrarre a lungo il braccio di ferro con l’Agenzia delle Entrate, che da lui voleva tanti soldi, e con la Procura di Milano, che lo indagava per l’ipotesi di reato di «dichiarazione infedele». 
Ma il fondatore di Luxottica ha preferito non arroccarsi su un contenzioso eterno, e ha scelto di firmare con l’Agenzia delle Entrate una transazione da 146 milioni di euro già versati, che gli varrà anche la certezza dell’archiviazione in sede penale, dove peraltro l’annualità in contestazione (2006) è di fatto già prescritta.
La maxitransazione — che nella tenaglia tra Procura di Milano e Agenzia delle Entrate segue quelle colossali di Prada da 470 milioni o di Armani da 270 milioni o di Bosch da 320 milioni, nonché una miriade di altre meno eclatanti ma pur sempre consistenti come quelle da 56 milioni di Marzotto-Donà delle Rose, da 42 milioni di Bulgari, da 31 milioni di Arcelor Mittal o da 20 milioni di Ezio Greggio — non ha alcun nesso, se non la casuale sovrapposizione tempistica del pagamento al Fisco con le attuali turbolenze nella governance di Luxottica, costate ieri un crollo del 9% alla Borsa di Milano.
Inoltre non riguarda come soggetto giuridico la struttura societaria di Luxottica, la cui catena di controllo invece alla fine del 2009 aveva già avuto un match con il Fisco, concluso anche in quel caso da un corposo versamento di 235 milioni a tassazione delle plusvalenze latenti.
Il soggetto invece dell’attuale contenzioso con l’Agenzia delle Entrate era il contribuente Leonardo Del Vecchio in quanto persona fisica, che dal 2008 risiede a Montecarlo ma continua a presentare la sua dichiarazione dei redditi in Italia, dove è soggetto fiscalmente residente benché abitualmente dimorante all’estero.
La contestazione muoveva dal 2006, quando la holding Delfin (che controlla Luxottica) viene trasferita in Lussemburgo ed emette azioni privilegiate con diritto prioritario a distribuzioni di utili. I dividendi maturano, il socio Del Vecchio è destinato a incassarli, ma da allora restano in «pancia» alla società lussemburghese.
Il punto è che l’Agenzia delle Entrate, nella contestazione riversata poi anche nel penale al pm milanese Gaetano Ruta, considera «viventi» già nel 2006 questi rendimenti come distribuzione presuntiva di dividendi, e perciò anticipa a quel momento l’obbligo di tassazione in Italia.
La difesa ribatte che la società non ha mai effettuato alcun pagamento a favore del socio Del Vecchio, e che dunque ciò che l’Agenzia e la Procura volevano anticipare era una tassazione che comunque avrebbe poi avuto luogo al momento dell’effettivo stacco del dividendo, sicché l’Erario non avrebbe sinora avuto titolo per ritenersi vittima di alcuna reale sottrazione di imponibile.
Alla fine Del Vecchio ha optato per una soluzione che chiudesse l’intero contenzioso: non soltanto ha versato 146 milioni al Fisco, ma nel quadro dell’accordo con l’Agenzia delle Entrate ha anche accettato che pure i futuri rendimenti delle azioni privilegiate e le distribuzioni della riserva nel bilancio di Delfin, in quanto provenienti da utili maturati in Italia prima del trasferimento in Lussemburgo della Delfin, vengano in futuro tassati in Italia al momento della loro distribuzione.

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