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Un anno per regolarizzare le partite Iva

di Marzio Bartoloni e Alessandro Galimberti

La stretta sulle partite Iva posticce, cioè le posizioni aperte al solo fine di aggirare la normativa sul lavoro dipendente, sarà a effetto immediato per tutti i nuovi contratti ma a innesto graduale per i rapporti già in essere alla data di entrata in vigore della riforma. Stretta che, tra l'altro, fa salvi gli studi professionali ma solo per i collaboratori di studio che svolgono realmente l'attività per cui sono abilitati.
È questa la mediazione uscita dal tavolo politico dell'altra sera tra il premier Monti e i leader dei tre partiti principali che lo sostengono, e recepita nell'articolo 9 del Ddl di riforma del mercato del lavoro. La moratoria per le partite Iva da trasformare gradualmente in "cococo" sarà di 12 mesi, al fine di consentire gli «opportuni adeguamenti» alle nuove norme: si tratta evidentemente dell'istanza – recepita – del mondo datoriale per attutire effetti di riassorbimento dell'universo "partite Iva" che oggi potrebbero essere deflagranti.
L'applicazione della nuova disciplina arriva quindi con qualche allegerimento e alcuni distinguo. A cominciare dalla presunzione dell'eventuale subordinazione del lavoratore: la presenza, cioè, di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa camuffato dietro una finta partita Iva. Nel documento di policy approvato una decina di giorni fa dal Consiglio dei ministri si parlava di tre indici presuntivi che potevano essere utilizzati «disgiuntamente» nel corso delle attività di verifica. E cioè: il fatto che la collaborazione duri da almeno sei mesi nell'arco di un anno; che da questa il collaboratore ricavi più del 75% dei corrispettivi, anche se questi sono fatturati a più soggetti riconducibili alla stessa attività imprenditoriale; infine che la collaborazione comporti la fruizione di una «postazione di lavoro presso una delle sedi del committente». Ora la bozza del Ddl chiede invece la presenza di almeno due di questi presupposti prima di far scattare la sanzione, che prevede la stabilizzazione del collaboratore nel caso in cui l'uso della partita Iva sia fittizio perché nasconde in realtà una collaborazione coordinata e continuativa. In tutte queste ipotesi gli oneri contributivi per l'iscrizione alla gestione separata dall'Inps – cui sono tenuti i collaboratori continuativi – saranno a carico per due terzi del committente e per un terzo del collaboratore che avrà sempre «il relativo diritto di rivalsa nei confronti del committente» nei casi in cui sia chiamato ad anticipare gli adempimenti.
Si dipana anche il giallo sulla deroga per i professionisti. Nell'ultimo documento del ministro Fornero era infatti sparita rispetto alle versioni precedenti. Ora la bozza di disegno di legge fa chiarezza rassicurando così i titolari di studi di commercialisti, avvocati, architetti, ingegneri eccetera, alle cui dipendenze lavorano professionisti con partita Iva iscritti ai rispettivi albi. Professionisti che svolgono di fatto attività autonoma e non riconducibile al rapporto di lavoro subordinato. Queste categorie saranno esentate dalle nuove norme anche se il Ddl precisa che «l'iscrizione del collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l'esclusione dal campo di applicazione del presente Capo».

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