Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Un anno per cambiare idea poi Londra sarà fuori dalla Ue Nessun vantaggio nella Brexit”

«Se Londra dovesse cambiare idea sulla Brexit ci vorrebbe comunque una decisione unanime dei 27 governi europei per accettare che resti nell’Unione, passo che però non potrà arrivare dopo il 30 marzo 2019». Michel Barnier riceve un gruppo ristretto di giornalisti nel suo ufficio al quinto piano del Berlaymont, il quartier generale della Commissione Ue a Bruxelles. E lancia un ultimo appello agli inglesi: «Il 30 marzo 2019 il Regno Unito sarà irrevocabilmente fuori dalla Ue, ma fino al 31 dicembre 2020 Londra avrà ancora il tempo per cambiare idea rispetto ai propositi attuali e restare nell’Unione doganale e nel mercato unico». A metà del percorso della Brexit, il negoziatore europeo fa il punto su un processo che cambierà il volto dell’Europa. Davanti a sé tiene un brogliaccio del prossimo Trattato di uscita: in tutto 168 articoli. Tre quarti delle 129 pagine sono evidenziate in verde a significare un pieno accordo tra le parti. Il disastro potrebbe nascondersi nelle pieghe del 25% di testo non ancora concordato. « Keep calm and negotiate » è scritto su una tazza con la corona inglese che tiene sulla scrivania. Lui ci scherza sopra: «E’ quello che cerco di fare fin dall’inizio».
A metà del percorso, è più ottimista o pessimista sull’esito finale?
«Siamo sulla strada di un accordo per un’uscita ordinata della Gran Bretagna: soluzione più utile per tutti. Ma non bisogna sottovalutare il 25% del testo non ancora condiviso».
Quali sono i punti più difficili da risolvere?
«La governance del futuro accordo e una soluzione operativa sull’Irlanda, anche se non bisogna dimenticare la protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti».
Quali sono i prossimi passi?
«La prossima settimana riprendono i negoziati, ma il tempo stringe, dobbiamo chiudere entro ottobre per lasciar spazio alle ratifiche. Per questo spero che entro giugno riusciremo a fare ulteriori progressi. Oltre ad alcuni punti sul divorzio, ci sono le relazioni future che divido in 4 pilastri: accordo commerciale, cooperazione su materie specifiche come aviazione e università, cooperazione giudiziaria e di polizia e infine difesa e sicurezza».
Sulle relazioni future la parte commerciale sembra la più complessa, con Londra che dichiara di voler uscire da mercato unico e Unione doganale.
«Questa è la posizione attuale dei britannici. Ma se il Regno Unito cambiasse le sue linee rosse, noi siamo pronti a modificare la nostra posizione. Restiamo aperti, senza dogmi. Per noi l’unica cosa non negoziabile è l’integrità del mercato unico».
In Gran Bretagna c’è un dibattito, alimentato anche da Tony Blair, sulla possibilità di fare marcia indietro e restare in Europa. Lei sarebbe favorevole?
«Seguo il dibattito interno britannico e ricevo tutti in questo ufficio, ma non posso fare speculazioni, posso solo dire che rimpiango il voto sulla Brexit ma lo rispetto e lo metto in pratica.
Comunque, nel caso cambiassero idea, toccherebbe poi ai 27 governi europei accettare all’unanimità l’eventuale richiesta britannica di rimanere nell’Unione».
Gli inglesi entro quando potrebbero rimangiarsi la Brexit?
«Quando saranno firmate le ratifiche del trattato sul divorzio questo sarà irreversibile. Il 30 marzo 2019 Londra sarà fuori dall’Unione e non potrà tornare indietro: uscirà anche da 750 accordi internazionali che ha sottoscritto come membro Ue».
Nel periodo di transizione che scadrà il 31 dicembre 2020 non sarà possibile alcun ripensamento?
«Non per quanto riguarda la permanenza nella Ue. Ma dopo il 30 marzo 2019 gli inglesi inizieranno a vedere gli svantaggi della loro decisione. Sapete, io non riesco proprio a vedere alcun vantaggio nella Brexit».
Cosa vuol dire?
«Che se vorrà, fino al 31 dicembre 2020, Londra potrà ancora decidere di restare nel mercato unico e nell’Unione doganale».
Come risolverete la questione irlandese se non ci sarà un passo indietro sull’uscita dal mercato interno e dall’Unione doganale?
«Dobbiamo preservare gli accordi del Venerdì Santo e il Regno Unito si è impegnato a proporre soluzioni. Se non arriveranno idee, resterà in piedi il backstop sul quale ci siamo accordati (controlli sulle merci tra Gran Bretagna e Ulster per non rimettere in piedi un confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, ndr)».
L’unità degli europei fin qui è stata fondamentale per trovare soluzioni favorevoli all’Unione: un governo populista in Italia potrebbe rompere il fronte?
«L’Italia è un Paese fondatore, sono certo che rimarrà coerente alla sua storia a prescindere da chi la governerà».

Andrea Bonanni Alberto D’Argenio

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Fininvest esce da Mediobanca dopo 13 anni, e con l’aiuto di Unicredit vende il suo 2% ai blocchi: ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una nuova tassa sulle multinazionali, quelle digitali e anche quelle tradizionali. Pagamento delle i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La prossima settimana il Consiglio dei ministri varerà due decreti. In uno ci saranno la governance...

Oggi sulla stampa