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Un anno bianco per i controlli

Un anno bianco per i controlli fiscali. L’Agenzia delle entrate invita le direzioni locali a ridurre le verifiche, limitandosi agli atti indifferibili e urgenti, segnando un taglio per gli obiettivi di budget dei singoli uffici del 70%. Per le lettere di compliance e gli atti di controllo automatizzato, l’input è di rinviare il tutto al 2021 così come per gli accessi alle aziende, che continuano a essere bloccati. Le attività dovranno essere condotte in modalità remota prediligendo per l’interlocuzione con il contribuente la video conferenza. Gli incassi di quest’anno, insomma, arriveranno da versamenti diretti, autoliquidazione e accertamenti già definiti prima dell’epidemia per cui le aziende hanno chiesto di poter chiudere la vicenda accertativa pagando la verifica in adesione. Inoltre piede premuto sull’acceleratore dei rimborsi da erogare nel più breve tempo possibile. Gli elementi sono messi nero su bianco negli obiettivi di budget 2020 che il direttore Ernesto Maria Ruffini ha inviato alle direzioni regionali e che ItaliaOggi ha visionato. Il tutto è da leggere in sintonia con gli annunci delle novità in arrivo nel decreto legge in preparazione per agosto, in cui sarà previsto l’ulteriore slittamento dei versamenti sospesi di marzo, aprile, maggio con la possibilità di pagare a rate fino a tutto il 2021 e la sospensione della riscossione fino a dicembre 2020.

Nel 2019 sono stati 531.711 gli atti di accertamento dell’Agenzia delle entrate. Stando alle istruzioni per il 2020, i controlli saranno drasticamente ridotti, del 70% come detto, a 159.514. Le indicazioni di Ruffini sono chiare: «Il programma di lavoro proposto ha come obiettivo principale evitare che le attività svolte dall’Agenzia possano impattare negativamente sulla complessiva platea dei contribuenti. Considerando i principi ispiratori che hanno guidato il legislatore nell’adottare provvedimenti volti a fornire sostegno alle famiglie e alle imprese per fronteggiare le difficoltà economiche derivanti dall’emergenza Covid-19, si ribadisce che la priorità strategica per l’esercizio 2020 è il fornire assistenza e servizi agli utenti e ai contribuenti attraverso l’interazione a distanza, con modalità uniformi sul territorio, sia nella fase di richiesta dei servizi che nella loro successiva fase di lavorazione, privilegiando la lavorazione dei rimborsi che consentono l’immissione di liquidità nel sistema economico. In coerenza con i provvedimenti normativi adottati dal legislatore, da ultimo il decreto legge 19 maggio 2020 n. 34, (cosiddetto Decreto rilancio), gli uffici dell’Agenzia delle entrate, sulla base delle istruzioni già fornite attraverso i documenti di prassi, continueranno ad assicurare lo svolgimento delle attività privilegiando la modalità a distanza, al fine da un lato di non sollecitare spostamenti fisici da parte dei contribuenti e loro rappresentanti, nonché del personale dipendente, dall’altro a proseguire, con modalità semplificate ma altrettanto efficaci, tutte quelle attività connesse alle richieste dei contribuenti».

Il tutto si traduce con il ridimensionamento delle principali voci di introito degli uffici, quella relative a riscossioni da attività di controllo, espressione degli esiti finanziari dell’attività di accertamento e controllo e quella relativa a versamenti diretti da istituti definitori dell’attività di controllo sostanziale e formale. Il target da raggiungere è rimodulato, fermandosi ai numeri chiusi a maggio: «Considerando gli impatti derivanti dalle misure sopra citate, il difficile contesto economico determinato dall’emergenza sanitaria in corso e soprattutto le difficoltà economiche e finanziarie in cui versa una vasta platea di contribuenti», si legge nel documento, «il target dell’indicatore “Versamenti diretti da istituti definitori dell’attività di controllo sostanziale e formale” viene commisurato sulla base del consuntivo registrato a fine maggio al quale sono state sommate: le rate ancora da versare valutate prudenzialmente nella misura del 50% per tenere in considerazione le possibili rinunce al piano rateale determinate dalle difficoltà economiche del periodo, i versamenti F24 risaliti nelle banche dati disponibili agli Uffici, ma non ancora abbinati».

Totalmente azzerati per tutto il 2020 gli indicatori relativi al perfezionamento degli atti relativi ai controlli formali. Stop anche agli inviti all’adempimento ai contribuenti, le lettere di compliance, sebbene l’Agenzia dovrà essere in grado di fornire assistenza ai contribuenti persone fisiche per i quali, relativamente alle dichiarazioni dei redditi presentate per l’anno d’imposta 2016, è stata inviata, prima del periodo emergenziale, una comunicazione per la promozione dell’adempimento spontaneo. Nel documento si precisa inoltre che il termine di tre mesi, indicato per fornire chiarimenti e idonea documentazione, è da considerarsi puramente indicativo. Stesso discorso in tema di comunicazioni di stimolo della compliance relativamente alle omesse comunicazioni liquidazioni periodiche Iva per i primi due trimestri del 2019, richiedano informazioni per poter regolarizzare l’anomalia rilevata, mediante presentazione della dichiarazione annuale Iva 2020.

Sospesi tutti gli accertamenti in sede delle aziende che avrebbero previsto gli spostamenti dei funzionari dell’Agenzia, restano in piedi le attività legate agli atti indifferibili e urgenti, di cui il documento propone una dettagliata elencazione. Sono prioritariamente quelli richiesti su iniziativa dell’autorità giudiziaria, e quelli costituenti reato, anche se sarà il singolo ufficio, oltre queste casistiche a pronunciarsi sull’indifferibilità e urgenza.

Infine le uniche voci su cui Ruffini invita a spingere e al massimo sono quelle relative ai rimborsi. L’indicazione è perentoria: «l’erogazione dei rimborsi fiscali a cittadini e imprese consente di attenuare gli effetti economici causati dell’emergenza epidemiologica in atto. Si ritiene, quindi, necessario mantenere su tale obiettivo un alto livello di performance (come anche richiamato dall’art. 139 del dl 34/2000) incrementando, con ogni possibile sforzo, l’accelerazione della lavorazione dei rimborsi, rimuovendo ogni possibile causa di ritardo, al fine di immettere liquidità nel sistema economico del Paese».

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