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“Un aiuto agli italiani in un momento difficile come Mattei nel 1960”

ROMA — «Volevamo restituire qualcosa al Paese, alle famiglie e agli automobilisti. E’ un ottimo periodo per l’Eni, dal punto di vista industriale e in Borsa siamo tra i migliori titoli del settore. Per il nostro mercato di riferimento, l’Italia, non è evidentemente la stessa cosa e abbiamo voluto fare qualcosa».

Spiega così Paolo Scaroni, l’ad dell’Eni, la campagna promozionale che porterà a far costare solo 1,6 euro al litro la benzina (1,5 per il diesel) in oltre 3000 stazioni di servizio per tutti i week end estivi per chi utilizza “l’iperself”. «L’idea ci è venuta ricalcando un’iniziativa simile che nel 1960 fece Enrico Mattei». In realtà non è solo un investimento «di sostenibilità » per favorire l’economia dei paesi in cui si investe, ma ha anche una logica commerciale. «Con le liberalizzazioni — spiega Scaroni — ora abbiamo la possibilità di rendere le stazioni di servizio più simili agli altri paesi europei: con orari di apertura più lunghi, con più servizi e dove si possono comprare tanti prodotti e non solo fare rifornimento. La promozione ci darà la possibilità di far conoscere agli automobilisti le nostre Eni Station».

L’iniziativa, sarà sicuramente apprezzata dagli utenti, ma ha generato polemiche tra i concorrenti: accusano Eni di voler colpire gli altri raffinatori in un momento già difficile per il settore «Lo abbiamo fatto pensando al sollievo per le famiglie. Proprio sulla benzina gli italiani hanno subito gli aumenti delle accise e non solo. Avevamo la possibilità di fare uno “scontone”, tutto il resto mi interessa poco».

Oltre al sollievo per gli automobilisti che può fare il gruppo Eni per aiutare la ripresa?
«Siamo già il più grande investitore sul territorio italiano: il nostro piano quadriennale prevede progetti per 8 miliardi di euro. In particolare nel settore petrolchimico che da solo ne vale 2,5 miliardi»

Si può fare di più?
«Siamo stati l’unico paese, dopo l’incidente della piattaforma “Macondo” nel Golfo del Messico del 2010, a bloccare i permessi di esplorazione tra le 5 e le 12 miglia marine intorno alle nostre coste. Sono le zone dove noi, ma anche le altre compagnie globali come Exxon a Total, potrebbero investire. Stimo che potremmo arrivare anche a un miliardo d’investimenti in più se si sbloccassero. Mi risulta che anche l’attuale governo stia riesaminando la questione»

Ha definito il futuro dell’Eni “entusiasmante”: non è preoccupato per calo consistente del prezzo del petrolio di queste settimane e ai segnali di un eccesso di offerta?
«Finché il prezzo del petrolio resta in un range di 70-100 dollari al barile, e faccio riferimento al Brent, nessuno cambierà le proprie strategie d’investimento. Come Eni siamo pronti a sostenere prezzi ben più bassi degli attuali. Anzi in termini generali considero positivi questi cali. L’economia globale non potrà mai riprendersi con una certa forza in presenza di prezzi del petrolio troppo alti».

E sul mercato del gas cosa si aspetta?
«Trovo che sul metano stia avvenendo il fenomeno più interessante del momento: in questo momento la stessa quantità di gas costa 2,5 dollari negli Stati Uniti, 11 in Europa e 18 in Estremo oriente. Gli Usa quindi hanno un occasione competitiva enorme in grado di far ripartire la loro industria. Questi prezzi dovranno convergere, scoprire come succederà e quali saranno le quotazioni di equilibrio avrà conseguenze enormi in tutto il mondo. A cominciare dalle società che l’energia la veicolano e la producono fino a quelle che ne consumano tanta per i loro processi produttivi».

Parlando di gas su una prospettiva più nazionale, qual è il suo bilancio finale per l’operazione Snam?
«Come dicono gli americani, per me ormai Snam è off the table, un’operazione conclusa con successo: non volevo che Eni ne uscisse penalizzata come azienda e nemmeno che i nostri soci subissero un danno. Entrambi i risultati sono stati ottenuti, Eni viene pagata per cassa e anche gli investitori concordano sul fatto che il valore del gruppo è cresciuto, come dimostra il fatto che il titolo si è apprezzato»

Allora aveva ragione chi spingeva da anni per la separazione Eni-Snam?
«Non cedo alla polemica, la realtà è ben diversa: a lungo ci hanno chiesto di cedere Snam Rete gas, un’operazione che non ci ha mai convinto. Ho avuto il tempo di creare in Snam un business integrato con stoccaggi e rete e creare un gruppo che ha una sua autonomia e prospettive di crescita».

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