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Un 730 amaro per i cassaintegrati 2020

Un 730 amaro per i cassaintegrati 2020.

Le mensilità erogate dall’Inps nel 2020 a titolo di cassa integrazione guadagni risultano infatti in molti casi solo parzialmente tassate in conseguenza delle detrazioni da lavoro applicate ma non spettanti.

In sede di dichiarazione poi la deflagrazione.

Cumulando il reddito erogato dal datore di lavoro con la Cig, vengono recuperate le imposte non trattenute dall’ente previdenziale e rettificate le detrazioni da lavoro e per carichi familiari poiché applicate in misura superiore a quella spettante.Da qui si genera un debito Irpef a carico del percettore in alcuni casi estremamente elevato.Stessa sorte, quella della rettifica/restituzione, tocca anche ai bonus concessi ai lavoratori a basso reddito per ridurre la pressione fiscale sui dipendenti.

Sia il bonus Irpef di 80 euro mensili (l’ex bonus Renzi) concesso ai lavoratori con reddito fino ai 26.600 euro, sia il nuovo trattamento integrativo di 600 euro spettante a coloro che presentano un’imposta di ammontare superiore alle detrazioni per lavoro dipendente e il cui reddito complessivo sia non superiore a 28.000 euro, post cumulo con l’ammortizzatore sociale incamerato vengono ridotti ed in molti casi vanno completamente restituiti.

Va specificato che questo conguaglio elevato in sede di dichiarazione, modello redditi o 730 che sia, è in realtà sia generato dai calcoli dell’Inps sia da quelli dei datori di lavoro.

Entrambi i soggetti infatti hanno tassato gli importi erogati, la CIG e il salario, senza considerare la sommatoria dei due redditi ma applicando imposte e correlate detrazioni come se ognuna delle due erogazioni fosse l’unica percepita dal contribuente.

Da qui deriva il principale problema. Il sistema fiscale italiano infatti prevede una no tax area generata indirettamente attraverso la concessione di detrazioni per redditi di lavoro dipendente e assimilati, il cui ammontare è inversamente proporzionale al reddito prodotto.In poche parole più è basso il reddito più le detrazioni sono elevate, tali da rendere scevri da imposte (perché azzerate delle detrazioni in commento) i redditi da lavoro dipendente e assimilati fino a 8.000 euro. Come anche chiaramente indicato all’articolo 13 c.1 del dpr 917/86 (il tuir) che disciplina il meccanismo, la detrazione dall’imposta lorda concessa non dipende unicamente dal reddito prodotto ma va anche rapportata al periodo effettivo di lavoro.

Detto questo è facile comprendere come in caso Cig erogata per importi bassi, percepita magari solo per poche mensilità, l’ammontare di detrazioni da lavoro applicate dell’Inps non è quella spettante poiché non viene preso in considerazione l’intero reddito prodotto dal contribuente ma solo quello relativo all’ammortizzatore sociale erogato. Se è vero che l’Inps non ha la possibilità di conoscere il reddito complessivo del contribuente, è pur vero che trattandosi di Cig Covid era facilmente ipotizzabile che l’ammontare erogato fosse era l’unico percepito dal contribuente.

Dunque si poteva prevedere e pensare alla non applicazione delle detrazioni da lavoro sulla Cig o magari applicarle per importi di ammontare inferiore.

Stesso discorso però vale anche per i datori di lavoro. Questi ultimi infatti hanno calcolato l’ammontare delle detrazioni, sia quelle descritte per lavoro dipendente, sia quelle per carichi familiari, considerando unicamente il reddito da loro erogato e non pensando al cumulo con la cassa integrazione. Sempre i datori hanno anche applicato le sopra citate disposizioni connesse al reddito per ridurre il carico fiscale sui dipendenti, sia il bonus 80 euro sia quello integrativo, importi che i dipendenti ora si trovano a dover in parte restituire.

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