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Un 2011 fiscale al cardiopalma

di Andrea Bongi

Il 2011 sarà un anno da alta concentrazione fiscale. Sono almeno sette i nuovi adempimenti, in parte introdotti dalla manovra correttiva sui conti pubblici (dl 78/2010), che rischiano di trasformare professionisti e contribuenti in forzati delle comunicazioni tributarie.

Lo scopo è quello di recuperare gettito dall'evasione fiscale, il rischio che si corre è quello di appesantire l'operatività delle imprese e dei professionisti con ulteriori lacci e laccioli perlopiù in un momento di non facile congiuntura economica.

Eppure molte delle norme introdotte dal legislatore erano accompagnate da locuzioni di buon senso finalizzate ad alleviare il peso delle stesse ai loro destinatari. L'esempio in tal senso è la disposizione contenuta nell'articolo 21 del dl 78/2010 che ha introdotto l'obbligo delle comunicazioni telematiche delle operazioni rilevanti ai fini Iva di importo pari o superiore a 3.000 euro, nella quale il legislatore chiedeva ai provvedimenti attuativi di introdurre procedure in grado di creare il «minor aggravio possibile ai contribuenti».

Nonostante ciò gli aggravi ci saranno eccome. Basti pensare a quello che sta avvenendo proprio in questi giorni in materia di compensazioni fiscali (si veda ItaliaOggi di ieri). Le nuove limitazioni introdotte dal dl 78/2010 all'utilizzo orizzontale dei crediti fiscali in presenza di debiti iscritti a ruolo a titolo definitivo per importo superiore a 1.500 euro, in assenza di chiarimenti sull'esatta portata della disposizione, si sta di fatto rivelando un vero e proprio blocco assoluto della possibilità di utilizzare i crediti erariali in compensazione.

Ma torniamo alla mole di adempimenti che nell'anno appena iniziato coinvolgerà i contribuenti e di loro professionisti.

A breve, tanto per restare in tema di compensazioni, si dovrà affrontare il tema dei crediti Iva di importo superiore ai 10 o 15 mila euro per l'utilizzo dei quali sarà necessario procedere all'invio separato della dichiarazione Iva annuale con l'apposizione del visto di conformità da parte del professionista all'uopo abilitato.

Oltre alla complicazione legata all'impossibilità di ricorrere al modello unificato per le imprese tale operazione avrà anche dei costi vivi rappresentati dal compenso dovuto per l'apposizione del visto di conformità per il rilascio del quale sono necessari tutta una serie di adempimenti e responsabilità di non poco conto.

Anche le novità in materia di territorialità dei servizi Iva con i nuovi obblighi di presentazione dei modelli Intrastat continuerà a tormentare, anche nel corso del 2011, le imprese ed i loro professionisti. Anche in questo caso alle maggiori complicazioni amministrative si dovranno sommare i maggiori costi riconducibili alla predisposizione ed all'invio telematico dei modelli.

Nell'anno appena iniziato entrerà inoltre a pieno regime l'obbligo delle comunicazioni delle operazioni intercorse con soggetti localizzati in stati esteri inseriti nelle cosiddette black list di cui all'articolo 1 del dl 40 del 2010.

Ma il 2011 sarà anche l'anno in cui verrà messo disposizione dei contribuenti il software di calcolo del nuovo redditometro. Stando alle ultime precisazioni dei vertici dell'Agenzia delle entrate, grazie al nuovo software i contribuenti potranno verificare la tenuta del loro reddito con le spese sostenute ed il loro tenore di vita procedendo, ove ritenuto necessario, all'adeguamento in dichiarazione del reddito complessivo. Peccato però che il nuovo redditometro abbia un effetto retroattivo essendo applicabile già sui redditi relativi all'anno 2009. Anche in questo caso dunque nuovi adempimenti e nuove preoccupazioni per i contribuenti e per i loro professionisti.

La stretta e l'accelerazione delle procedure di riscossione, ha sottolineato ieri il presidente del Cndcec Claudio Siciliotti nel corso di una trasmissione televisiva, non accompagnata da altrettante misure di contrappeso nell'ambito della giustizia tributaria, finisce nei fatti per creare dei nuovi evasori che lo stesso presidente ha definito «di necessità». Si tratta cioè di contribuenti che pur non volendo si trovano costretti a sfuggire al pagamento delle imposte richieste solo poter far sopravvivere la loro attività d'impresa o di lavoro autonomo. Di tutt'altro tenore invece l'intervento del direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera, che nel corso delle stessa trasmissione televisiva ha evidenziato come nel 2010 la stretta sulle compensazioni fiscali abbia consentito all'erario un risparmio di circa 6 miliardi di euro che sommati alle entrate della lotta all'evasione, pari a 10 miliardi di euro, ammontano a 16 miliardi recuperati per le finanze statali.

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