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Ultimo spiraglio, Atene e Ue tornano a trattare. Ma gli aiuti sono scaduti

Dalla mezzanotte di ieri la Grecia è insolvente nei confronti del Fondo monetario internazionale, e dunque entra in procedura di default. Inoltre, sempre dalla mezzanotte, è scaduto anche il programma di assistenza che i suoi creditori avevano già prorogato nel febbraio scorso fino alla fine di giugno. E quindi Atene ha perso la possibilità di rivecere i dodici miliardi di euro dell’ultima tranche del prestito collegato al programma e alla ricapitalizzazione delle banche greche. E’ questa l’amara conclusione di una giornata frenetica, in cui le parti hanno fatto estremi tentativi per trovare un accordo che evitasse al Paese di sprofondare ancora di più nel baratro. Senza riuscirci.
A meno che Tsipras non decida di accettare le condizioni dei creditori e di cancellare il referendum, le residue possibilità che la Grecia riesca a riprendere il treno europeo sono adesso legate all’esito della consultazione di domenica. Oggi poi si riunirà il direttivo della Bce che dovrà decidere se mantenere aperto il programma di rifinanziamento degli istituti di Atene, che ieri Standard & Poor’s ha declassato al rating di «default selettivo».
L’unico serio tentativo di evitare la catastrofe in extremis è stato compiuto dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker nella notte tra lunedì e martedì. Dopo aver duramente criticato Tsipras in conferenza stampa e aver invitato i cittadini greci a votare “sì” al referendum, Juncker ha comunque preso il telefono e ha chiamato il premier greco, che poche ore prima in televisione aveva riconosciuto le sue «buone intenzioni » nella gestione della crisi. Parlando a nome della Troika di creditori, Juncker ha fatto ad Atene un’ultimissima offerta la cui parte più allettante era la disponibilità ad aprire una discussione sulla «sostenibilità » del debito greco, cioè sulla possibilità di rivedere ulteriormente scadenze e interessi, già perlatro molto favorevoli. Se Tsipras avesse accettato, Juncker si era detto disposto a convocare in giornata un Eurogruppo straordinario per decidere una proroga del programma di assistenza almeno fino alla data del referendum. Ma la condizione essenziale era che il governo greco ribaltasse la sua posizione sul quesito referendario, schierandosi in favore dell’Europa e del “sì”.
I greci hanno prima respinto l’offerta, abbastanza seccamente. Poi, secondo fonti di stampa ateniesi, l’hanno ripresa in considerazione. Il premier maltese ha perfino riferito in Parlamento che Tsipras aveva consideratodi annullare il referendum. Il ministro delle finanze Varoufakis avrebbe avanzato la proposta di modificare i termini del quesito referendario.
Alla fine da Atene è partita una richiesta di proroga del programma di assistenza, associata alla domanda di un nuovo programma biennale che avrebbe previsto una rinegoziazione del debito greco e ulteriori finanziamenti per almeno 30 miliardi di euro fino al 2017, ma senza specificare in dettaglio sulla base di quali impegni di riforme e di risanamento dei conti. Il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, a cui la richiesta era indirizzata, ha convocato una riunione in teleconferenza dei ministri dell’Eurozona. Ma prima ancora che questi potessero parlarsi ci ha pensato Angela Merkel a gelare le aspettative. « Berlino non prenderà in considerazione l’ipotesi di un terzo salvataggio per la Grecia prima dell’esito del referendum di domenica prossima. Naturalmente anche dopo mezzanotte non taglieremo fili del dialogo, o non saremmo l’Unione europea », ha spiegato la Cancelliera parlando ai deputati del suo partito.
E’ infatti così è stato. L’Eurogruppo ci ha messo meno di un’ora per respingere l’ennesima proposta greca. Ma si riunirà di nuovo questa mattina per esaminare i dettagli mancanti che i greci si sono impegnati inviare nella notte. In ogni caso, hanno fatto sapere diversi ministri presenti all’incontro, dopo la scadenza del vecchio programma bisognerebbe negoziarne uno ex novo. «Nessun programma sarà approvato prima del referendum di domenica. E in ogni modo si tratta di una procedura complessa — ha spiegato Dijsselbloem al termine dell’incontro— nel frattempo la situazione dell’economia greca e delle banche greche si è ulteriormente deteriorata, quindi sarà un percorso difficile da concordare. L’unica cosa che può cambiare è l’attenggiamento politico del governo greco che ha portato a questa infelice situazione» . Come dire che Tsipras è ancora in tempo per annullare i referendum, o schierarsi in favore del “sì”.
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