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Ultimo scoglio per il fondo salva-Stati

di Ivo Caizzi

 

BRUXELLES — I 17 ministri finanziari dell’Eurogruppo non sono riusciti a definire tutti i dettagli tecnici dell’accordo politico concluso a grandi linee dai capi di governo venerdì scorso. Hanno così indetto una nuova riunione per il 21 marzo prossimo. Restano divisioni sull’aumento del fondo salva-Stati (soprattutto sull’esborso della parte in contanti), sul rigore nei conti pubblici, sulle misure anti-crisi e sul governo comune dell’economia. Ma si punta sempre a concludere nel summit Ue del 24 e 25 marzo prossimi. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha ottenuto a Bruxelles che gli impegni di rientro del debito pubblico considerino gli «altri fattori rilevanti» , a partire dal risparmio privato. Il commissario per gli Affari economici, il finlandese Olli Rehn, ha confermato l’attenzione «anche al debito privato, se ha un impatto sulla spesa per gli interessi del debito pubblico» . Bankitalia ha annunciato il nuovo record del debito dell’Italia nel gennaio scorso con 1.879 miliardi (dai 1.790 del gennaio 2010). Il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha commentato dicendosi sicuro della «volontà del governo italiano di correggere verso il basso il debito pubblico» . Juncker ha ammesso le «divergenze » tra i ministri precisando che «non sono enormi» . La più delicata riguarda in che quantità e modo i Paesi devono finanziare il fondo salva-Stati aumentato a 440 miliardi di euro dai capi di governo (500 miliardi dal 2013). In contanti ne andrebbero versati almeno un centinaio con il contributo anche dei Paesi in difficoltà. Il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan ha chiesto di nuovo lo sconto sui prestiti Ue, concesso venerdì scorso alla Grecia e negato al suo Paese per il rifiuto di aumentare le tasse da paradiso fiscale sulle società straniere. Noonan ha ventilato l’importanza di sostenere il sistema bancario irlandese, con cui sono molto esposti istituti tedeschi, britannici, francesi, olandesi e di altri Paesi Ue. Juncker ha mostrato disponibilità. Rehn ha confermato nuovi stress test più credibili sulle banche (nel 2010 promuovevano perfino quelle irlandesi poi franate). Vengono considerate «urgenti» regole più rigide per le agenzie di rating. Divisioni restano sui limiti anti-speculazione per le vendite allo scoperto sui titoli di Stato. L'Eurogruppo ha espresso preoccupazioni per la crescita a causa del terremoto in Giappone, la crisi in Nord Africa e l'inflazione in salita per i prezzi delle materie prime.

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