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Ultimatum Ue ad Atene: 5 giorni di tempo

I partner europei della Grecia si sono detti pronti ieri a valutare la nuova richiesta di aiuti che il Paese mediterraneo deve presentare entro domani. La giornata di ieri, segnata qui a Bruxelles da un susseguirsi di vertici, è stata utilizzata dai Paesi della zona euro per lanciare un ultimatum e tenere alta la pressione sul governo Tsipras. Con quale esito? Nonostante i rischi di Grexit abbiano indotto i governi a cercare una intesa dell’ultimo minuto, la partita rimane incerta.
«Abbiamo cinque giorni per trovare un accordo», ha detto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, esortando Atene a presentare «riforme credibili» per ottenere un pacchetto di aiuti. Sulla base di queste proposte, i creditori chiederanno alle istituzioni comunitarie di fare una valutazione dei rischi. Solo dopo i Paesi decideranno in un nuovo vertice domenica se aprire una trattativa formale. In caso di insuccesso, lo scenario di Grexit potrebbe a quel punto avere la meglio.
La strada dei prossimi giorni appare segnata dopo che ieri si sono tenute due riunioni al vertice, organizzate in tutta fretta sulla scia del referendum domenica nel quale i greci hanno bocciato sonoramente la proposta di accordo presentata dai creditori internazionali. Nel pomeriggio, vi è stata una riunione dell’Eurogruppo, l’ottava in poco più di 14 giorni dedicata alla crisi greca, durante la quale i ministri hanno conosciuto il nuovo collega greco, Euclid Tsakalotos.
Dopo l’Eurogruppo si è tenuta una riunione dei leader della zona euro. In un comunicato questi hanno sottolineato il desiderio di Atene di risanare la sua economia e la disponibilità dei creditori a considerare nuovi aiuti. Nel contempo, hanno annunciato un consiglio europeo per domenica. In attesa delle nuove proposte greche, e nel tentativo di tenere alta la pressione, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione europea ha avvertito di avere pronto, nel caso di insuccesso, «un piano dettagliato per una Grexit».
L’incontro di domenica prossima dovrà servire a decidere ai più alti livelli se proseguire il negoziato in vista di un terzo programma, sulla base delle grandi linee a quel punto già preparate dal governo greco e dalle istituzioni creditizie. La traccia di scadenze e appuntamenti fa sperare che una intesa sia possibile, tanto più che ancora ieri da Washington il presidente americano Barack Obama ha incitato i partner europei a trovare una intesa che «è nel loro interesse collettivo».
Ciò detto, in una conferenza stampa in tarda serata la cancelliera Angela Merkel è sembrata particolarmente combattiva ed esigente. Se un Paese – ha detto – chiede un terzo programma di aiuti deve essere pronto a introdurre le necessarie riforme. «In quanto rappresentante del governo tedesco devo toccare con mano le riforme necessarie per rendere il debito sostenibile – ha aggiunto -. Il compito è oggi più difficile di 10 giorni fa a causa del deterioramento dell’economia greca».
Secondo resoconti diplomatici, molti leader nella conversazione di ieri sera hanno espresso frustrazione per l’andamento dei negoziati e fastidio per la scelta del governo Tsipras di indire un referendum a trattative ancora in corso. I tempi sono ormai strettissimi, come ha fatto notare la signora Merkel: «Questione di giorni, non di settimane». Una intesa finale deve essere trovata entro il 20 luglio quando la Grecia deve rimborsare 3,5 miliardi di euro alla Banca centrale europea.
La strada è impervia perché alcuni governi hanno bisogno di un mandato parlamentare per poter negoziare, come la Germania. Altri poi dovranno presentare l’eventuale terzo pacchetto di aiuti finanziari dinanzi al proprio Parlamento. Bocciature non possono essere escluse. In ballo c’è un programma di due o tre anni, che potrebbe contenere non una ristrutturazione del debito, troppo controversa, ma solo un alleggerimento del debito greco.
La situazione è delicata. Giustificando la scelta di ridurre il sostegno alle banche greche, ieri la Bce ha lanciato un monito ad Atene, ricordando che «l’obiettivo della liquidità di emergenza (Ela) è sostenere banche solvibili che si trovano ad affrontare problemi di liquidità temporanea». La signora Merkel ha detto però che la Bce è comunque pronta ad aiutare le banche fino a domenica. Su questo fronte, ai leader il premier Alexis Tsipras ha chiesto nuovamente un prestito-ponte di un mese, per ora senza successo.

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