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Ultimatum di Juncker “Tsipras rispetti le regole e dia subito una risposta”

Volano gli stracci tra Atene e la Ue. Il presidente della Commissione Jean Claude Juncker ha confermato ieri al G-7 di essersi rifiutato di rispondere a una telefonata di Alexis Tsipras. «Sono amico del premier ma anche l’amicizia ha le sue regole — ha sottolineato — Lo aspettavamo a Bruxelles e non è tornato. Invece ha mentito al suo Parlamento sostenendo che gli avevamo fatto un’offerta assurda da prendere o lasciare. Non è vero e lui lo sa». Cosa succede ora? «Siamo da giorni in attesa della controproposta ellenica — ha aggiunto spazientito il leader lussemburghese — c’è una deadline ma non la rivelo».

Il tempo in effetti stringe e dietro le questioni di etichetta i pontieri sono al lavoro per esorcizzare lo spettro del default. Barack Obama ne ha ieri con Angela Merkel augurandosi «che la Grecia faccia le riforme ma che si trovi una soluzione per non destabilizzare i mercati ». Tsipras vedrà mercoledì a Bruxelles la cancelliera e il presidente francese Francois Hollande. Il 30 giugno scade il piano di assirenza, stenza al Partenone e se entro quella data non ci sarà un compromesso votato da un certo numero di Parlamenti — ellenico e tedesco compresi — il crac di Atene sarebbe inevitabile.
Le posizioni delle parti, in appaparlato sono molto lontane. Gli uomini di Tsipras stanno però provando a limare le differenze. «Se alcune delle nostre proposte non gli piacciono — ha ribadito Juncker — basta che ne presentino altre fiscalmente equivalenti». I negoziatori ellenici potrebbero accettare compromessi sull’Iva e sulle privatizzazioni per aumentare le entrate e cancellare così il rialzo delle tasse sull’elettricità e i tagli alle pensioni minime, fumo negli occhi per la minoranza del partito. Que- sto giochetto delle tre carte, abbinato al calo degli obiettivi di budget primario, potrebbe forse passare le forche caudine delle approvazioni in aula sia ad Atene che a Berlino. Restano però da sciogliere i due nodi più complessi. Il mini- stro delle Finanze Yannis Varoufakis, facendo eco alle richieste di Tsipras, ha ribadito che non firmerà un’intesa «che non renda sostenibile il debito greco. La Ue non ci spaventa». Tradotto in soldoni, no tagli. Ue, Bce e Fmi non paiono invece voler fare marcia indietro sul “no” alla reintroduzione dei contratti collettivi di lavoro. Che il presidente del Consiglio, provocatoriamente, ha già incardinato in Parlamento.
L’unico modo per dribblare questi ostacoli, dicono in molti, sarebbe decidere di non decidere. L’ex Troika potrebbe formalmente impegnarsi a ridiscutere la questione del debito dopo l’estate, nell’ambito delle trattative per l’inevitabile nuovo piano di sostegno per la Grecia (potrebbero servire altri 30-40 miliardi). Il governo ellenico da parte sua potrebbe rinviare le decisioni sul lavoro alla stessa scadenza. Consentendo di mettere subito una toppa temporanea — l’ennesima — ai guai del paese. Ue, Bce e Fmi sbloccherebbero l’ultima tranche di aiuti (7,2 miliardi) e riallocherebbero i 10,6 rimasti nel fondo salva banche. Regalando alla Grecia il tesoretto per ripagare i debiti con la Bce in scadenza ad agosto. Eurotower di fronte a una schiarita potrebbe allargare il cordone dei finanziamenti alle banche nazionali, inserendo i titoli di stato di Atene nel programma di riacquisto per il quantitative easing.
Un compromesso di questo tipo sposterebbe più avanti le decisioni più complesse e permetterebbe di guadagnare un po’ di tempo. Il cammino per la sua approvazione sarebbe però lo stesso accidentato. La pazienza tedesca con la Grecia è agli sgoccioli («mi danno i nervi », ha detto il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz). L’ala più radicale di Syriza ha già faticato a digerire la prima proposta di Tsipras ai creditori, anche se al momento buono, magari, non sgambetterà il premier. La strada per tenere la Grecia nell’euro è ancora molto lunga. E il tempo molto poco.
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