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Ultimatum dei commercialisti

Ultimatum dei dottori commercialisti a governo e amministrazione finanziaria. Se le istituzioni non metteranno nero su bianco l’impegno ad andare incontro alle richieste della categoria sarà sciopero. Questo l’esito del tavolo di confronto che si è svolto ieri tra le sigle sindacali (Adc, Aidc, Anc, Andoc, Unagraco, Ungdcec, Unico) che hanno dato impulso, prima alla manifestazione dello scorso 14 dicembre e, successivamente, alla programmazione dell’astensione collettiva dal 27 febbraio al 7 marzo.

E il conto alla rovescia è iniziato: la decisione finale, infatti, dovrà arrivare entro e non oltre il 16 febbraio. E tra i nodi da sciogliere resta lo scudo per proteggere i contribuenti da possibili sanzioni in caso di ritardi negli adempimenti legati all’astensione. Sul punto, infatti, nei giorni scorsi è arrivato il no da parte di governo e amministrazione finanziaria, nonostante il fatto che l’Autorità garante avesse dato il suo benestare all’iniziativa. Scenario che lascia aperte due possibili strade. Nel caso in cui lo sciopero non fosse revocato l’amministrazione finanziaria avrà tempo, comunque, fino all’inizio dell’astensione per scegliere di concedere la rimessione in termini così come prospettata dall’Autorità di garanzia. In caso contrario, il rischio è quello che si possa aprire un nuovo filone di contenzioso. Nel caso, infatti, in cui la rimessione in termini non dovesse essere concessa, i commercialisti potrebbero provare ad agire in autotutela di fronte all’Agenzia delle entrate. Solo nel caso in cui anche questo ultimo passaggio non dovesse andare a buon fine, allora, si aprirebbe la strada del contenzioso. Sul tavolo, però, non c’è solo il problema inerente allo scudo ma anche, e non solo, quello legato allo Spesometro. Se, infatti, per il 2017 le istituzioni hanno ceduto sulla possibilità dell’invio semestrale dei dati delle dichiarazioni Iva nel 2017, per il 2018 la questione non è stata risolta. Almeno non in termini chiari. Al momento, infatti, l’unica garanzia che è stata data alla categoria è quella che la questione sarà affrontata nella prossima legge di stabilità. A fare da cornice al tutto, però, anche il tema inerente la partecipazione dei commercialisti, in quanto categoria in prima linea, alla riforma complessiva del sistema fiscale italiano. Se, infatti, nel corso degli incontri che si sono succeduti durante le settimane ai dottori commercialisti è stata assicurata la partecipazione primi tavoli tecnici su antiriciclaggio e fisco digitale, è pur vero che tra le richieste che la categoria aveva avanzato vi erano, tra le altre, anche la garanzia di una più corretta regolamentazione del mercato professionale e la possibilità di ottenere l’assicurazione diretta delle sanzioni fiscali e la rivisitazione completa del calendario fiscale (si veda ItaliaOggi del 26 gennaio e 9 febbraio 2017).

Beatrice Migliorini

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