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Ultimatum di Bruxelles “Alitalia rifaccia la gara per cedere gli asset”

La Commissione europea impone ad Alitalia una gara vera, a prezzi di mercato, aperta alla concorrenza e che comprenda slot ed aerei, affinché la vecchia compagnia del commissario Giuseppe Leogrande ceda i propri asset. Il dato è emerso ieri, nel corso di una riunione virtuale tra lo stesso Leogrande e i vertici dell’Antitrust europeo guidato da Margrethe Vestager, la vicepresidente dell’Eurogoverno di Ursula von der Leyen. A Bruxelles l’impegno ad una vera competizione di mercato per acquistare i beni del vettore viene considerato fondamentale per poter arrivare ad un via libera alla nascita di Ita, la nuova compagnia tricolore che dovrebbe sorgere sulle ceneri di Alitalia.
Nei giorni che hanno preceduto la caduta del governo Conte, la Commissione Ue era ormai orientata a condannare l’Italia, già a febbraio, decretando che almeno 900 milioni del prestito ponte da 1,3 miliardi concesso alla vecchia Az rappresentava un aiuto di Stato incompatibile con le regole europee. Bruxelles però aveva studiato un escamotage per congelare la condanna: non esprimersi contestualmente sulla discontinuità tra la vecchia e la nuova compagnia. Un passaggio chiave, visto che se la Ue riconoscesse la discontinuità, la condanna a restituire i soldi pubblici ricadrebbe sulla vecchia amministrazione, rendendo praticamente impossibile il rimborso dell’aiuto. In caso contrario, invece, i soldi andrebbero dati indietro da Ita, compromettendone la nascita e privando il Paese di una compagnia.
L’idea di Bruxelles era di allungare i tempi di questa scelta, in modo da avere un forte potere contrattuale verso il governo e il vettore per imporre che il lancio della nuova compagnia rispettasse le regole Ue ed evitare di far saltare l’operazione, politicamente e mediaticamente un incubo per Vestager. Con un rischio: se la nascita della nuova compagnia non fosse però stata completata nell’intervallo di tempo tra condanna e decisione sulla discontinuità, il rimborso sarebbe comunque toccato alla vecchia compagnia, costringendola a lasciare gli aerei a terra e portare i libri in tribunale, con i suoi asset che a quel punto sarebbero finiti dentro alla lunga procedura fallimentare rendendo impossibile il loro trasferimento in tempo utile alla nuova Ita, che a quel punto non sarebbe mai decollata.
Tuttavia la crisi di governo ha congelato tutto, con la Commissione che ora attende un nuovo interlocutore a Roma per ritarare la sua strategia. Bruxelles però non può più rinviare a lungo la condanna, congelata da mesi. L’unico modo che consentirebbe alla Ue di concedere un nuova dilazione sarebbe proprio una gara aperta a tutti i concorrenti, determinata solo dalle offerte economiche, su tutti gli asset, dagli slot agli aerei. Ipotesi che Leogrande di fronte agli interlocutori Ue non ha scartato, visto che appare l’unico modo di salvare la nascita della nuova compagnia.
La gara tra l’altro aiuterebbe il giudizio sulla discontinuità, che metterebbe al riparo la futura Alitalia dalla condanna per aiuti di Stato dopo avere acquisito gli asset, che però dovrà pag are molto più cari rispetto all’assegnazione diretta perché faranno gola anche ai concorrenti. Ci sarà poi la partita per giustificare con Bruxelles i 3 miliardi pubblici per la nuova società, anch’essi a rischio di condanna per aiuto pubblico. Nonostante la buona volontà della Ue, dimostrare che lo Stato su Alitalia agisce come un qualsiasi investitore privato interessato al profitto è complicato, tanto che negli ultimi mesi non sono stati fatti passi avanti nel dialogo tra le parti. La gara aiuterebbe, ma ancor di più gioverebbe l’ingresso di un partner privato, ipotesi finora respinta dal governo Conte.
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