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Ultimatum Bce: liquidità fino a lunedì

La Bce ha impresso ieri mattina una forte accelerazione alla soluzione della crisi di Cipro, annunciando la sospensione della fornitura di liquidità di emergenza alle banche cipriote a partire da lunedì in assenza di un accordo del Governo di Nicosia con l’Ue e l’Fmi.
L’ultimatum della Bce, un comunicato di due semplici frasi diffuso dopo la riunione del consiglio dell’Eurotower iniziata mercoledì sera, ha di fatto ricordato che, senza un’intesa per un piano di salvataggio, le banche cipriote andavano incontro al collasso martedì al momento della riapertura degli sportelli, dopo una serrata di oltre una settimana, conducendo alla possibile uscita di Nicosia dall’euro. Da mesi, gli istituti dell’isola, soprattutto due delle banche più grandi, Bank of Cyprus e Laiki, dipendono per la propria sopravvivenza dalla liquidità fornita dalla Banca centrale di Cipro, attraverso l’Emergency Liquidity Assistance (Ela). «Il consiglio ha deciso – dice la nota – di mantenere l’Ela al livello attuale fino a lunedì 25. In seguito, l’Ela può essere solo considerata se sarà concordato un programma con Ue e Fmi che assicuri la solivibilità delle banche in questione».
L’annuncio della Bce ha di fatto messo in moto il processo che portato ieri sera la Banca centrale di Nicosia a proporre un piano di ristrutturazione bancaria, che dovrebbe comprendere la divisione in due della Laiki, in “banca buona” da fondere nella Bank of Cyprus, e “banca cattiva” da liquidare. Il nuovo piano garantisce i depositanti sotto i 100mila euro e relega nella bad bank quelli al di sopra di tale soglia (che comprendono molti stranieri, soprattutto russi, ucraini e greci), con la probabile conseguenza di una perdita molto superiore alla tassa del 9,9% proposto dal Governo e anche del 15% suggerito dalle autorità europee. Tra l’altro, facendo esplicito riferimento alla necessità di un accordo con la Ue e l’Fmi, la Bce esclude di poter accettare soluzioni alternative, come quelle che prevedevano un coinvolgimento decisivo della Russia e che erano in corso di trattativa a Mosca da parte del ministro delle Finanze cipriota, senza l’avallo di Bruxelles e Washington.
L’uso dell’Ela, stimato nel caso di Cipro in circa 9 miliardi di euro, deve essere autorizzato dalla Bce e può essere sospeso con una maggioranza dei due terzi del consiglio di 23 membri dell’istituto di Francoforte. Il comunicato di ieri fa pensare che tale maggioranza in consiglio esista. L’Ela può essere applicata «temporaneamente», anche se a Cipro, come in Grecia e in Irlanda, è stata utilizzata a lungo. A Cipro ininterrottamente dal giugno scorso, quando la Bce ha smesso di accettare i titoli del debito pubblico cipriota come collaterale. Il rischio viene assunto dalla Banca centrale nazionale, che in genera accetta anche collaterale di qualità inferiore. Lo strumento può essere esteso solo a banche illiquide, ma solventi. La distinzione fra le due diventa spesso difficile da individuare in tempi di crisi, come ebbe modo di notare anni fa Tommaso Padoa-Schioppa, allora consigliere della Bce. È chiaro che, senza la liquidità della Banca centrale e dovendo affrontare una fuga da depositi alla riapertura, le due banche sarebbero presto passate da una categoria all’altra.
Non è escluso che, anche in presenza di un accordo prima di lunedì, vengano messi in atto, con l’assistenza tecnica della Bce, controlli sui movimenti di capitale per evitare che il panico possa portare comunque al collasso delle banche. Controlli del resto ammessi dai Trattati europei sulla base di ragioni di «politica pubblica o di sicurezza pubblica». I tecnici Bce si preparano comunque a ogni evenienza prima di martedì: con o senza una soluzione del caso Cipro, l’Eurotower è pronta a fornire liquidità illimitata alle altre banche del sistema, sia le piccole banche cipriote sia altre banche dell’eurozona che possano trovarsi sotto attacco. Draghi ha ripetuto più volte recentemente che la Bce resta in «full allotment mode», quindi pronta a servire tutta la liquidità richiesta.

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