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Ufficio registro senza proroghe

L’ufficio del registro non può usufruire della proroga biennale per accertare la maggiore Iva sull’abitazione che ritiene di lusso e che, invece, il contribuente ha acquistato con aliquota agevolata. È quanto affermato dalle sezioni unite civili della Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18574 del 22 settembre 2016, hanno accolto il secondo motivo del ricorso del contribuente.

Il massimo consesso di piazza Cavour ha aderito all’orientamento giurisprudenziale che nega l’applicabilità della proroga biennale sancita dall’art. 11 della legge n. 289 del 2002. Ciò anche perché, ha motivato il collegio di legittimità, la disciplina derogatoria in genere è da ritenersi di stretta interpretazione e, con particolare riferimento a possibili deroghe a termini di decadenza, che il terzo comma dell’art. 3 dello Statuto del contribuente (l. n. 212 del 2000) prevede che i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati, essendo in proposito da evidenziare che, se è vero che le previsioni dello Statuto del contribuente, pur costituendo criteri guida per il giudice nell’interpretazione e applicazione delle norme tributarie, anche anteriori, non hanno rango superiore alla legge ordinaria, sicché ne è ammessa la modifica o la deroga, è pur vero che deroghe o modifiche non possono che intervenire con legge e, secondo la giurisprudenza di Cassazione, devono essere espresse.

Ne discende che, in relazione a dette norme, non può ritenersi ammessa un’operazione ermeneutica che, sia pure attraverso una interpretazione logico-sistematica, si spinga oltre la lettera della legge, nella specie ritenendo spettante all’amministrazione un più ampio termine per l’accertamento in relazione a un tributo (Iva) per il quale tale più ampio termine non è stato espressamente previsto, dovendo evidenziarsi che in relazione a norme eccezionali o comunque di «stretta interpretazione», anche l’esegesi logico-evolutiva (ed eventualmente quella costituzionalmente orientata) sono precluse se, operando non difformemente dalla interpretazione analogica, conducano a una estensione della sfera di operatività della norma interpretata a ipotesi non sussumibili nel relativo specifico significato testuale.

Debora Alberici

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