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Uffici spinti verso l’autotutela

Incentivare l’utilizzo dell’autotutela per ridurre il peso della mediazione tributaria. È questa, in estrema sintesi, la raccomandazione, nemmeno troppo velata, che la direzione centrale accertamento dell’Agenzia delle entrate fornisce alle strutture periferiche, nelle pieghe della circolare n. 25/e sugli indirizzi operativi per l’anno 2014 nella prevenzione e contrasto all’evasione.

Leggendo attentamente le premesse contenute nella prima parte del citato documento di prassi amministrativa emerge infatti con chiarezza come uno dei principali obiettivi che gli uffici dovranno perseguire nell’attività di contrasto all’evasione sia rappresentato dalla riduzione del tasso di conflittualità. Per fare ciò, precisa la circolare, è necessario che gli uffici si adoperino fattivamente per una crescita dell’utilizzo degli strumenti partecipativi del contribuente all’accertamento nonché di quelli deflativi del contenzioso tributario.

In tal senso la circolare pone in evidenza agli uffici periferici la necessità di adottare atti di autotutela non solo a seguito di iniziativa del contribuente ma, ove ne ricorrano i presupposti, anche d’ufficio. Un tale modus operandi, conclude la circolare, consentirebbe di assicurare adeguati canoni di buona amministrazione ed evitare impropri utilizzi dello strumento della mediazione, con conseguenti appesantimenti dell’attività degli uffici legali.

In effetti l’istituto dell’autotutela è stato introdotto nel nostro ordinamento proprio allo scopo di consentire alla stessa amministrazione di rimediare ai propri errori, e dovrebbe essere attivato su iniziativa dello stesso ufficio che ha emesso l’atto errato. In realtà nella prassi tributaria le autotutele disposte su iniziativa dello stesso ufficio impositore sono merce rara. La quasi totalità dei provvedimenti di autotutela derivano infatti dall’impulso dei contribuenti raggiunti da atti in tutto o in parte viziati. Ed è proprio per invertire un tale ordine delle cose che la circolare n. 25/e del 6 agosto scorso raccomanda agli uffici di non esitare nel porre in essere atti di autotutela a fronte di errori commessi nell’attività di accertamento e liquidazione delle imposte.

L’incremento dell’uso dell’istituto dell’autotutela, così come di tutti gli altri strumenti deflativi del contenzioso, quali l’accertamento con adesione, l’acquiescenza, e così via permetterebbe inoltre di allentare il carico di lavoro giunto agli uffici legali delle agenzie periferiche a seguito dell’avvio della c.d. mediazione tributaria.

In questo senso la circolare utilizza l’aggettivo «improprio» per descrivere un eccessivo ricorso da parte dei contribuenti all’istituto della mediazione che lascia però intravedere uno scenario nel quale l’utilizzo della procedura contenuta nell’articolo 17-bis del dlgs 546/92 finisce per essere un vero e proprio doppione di altri istituti deflativi, autotutela in primis.

In altre parole è ovvio che se il contribuente ha di fronte un atto in tutto o in parte errato preferisce esperire la mediazione tributaria piuttosto che avviare l’autotutela. Solo il ricorso alla mediazione gli può infatti garantire l’interruzione dei termini e la certezza di non far cristallizzare la pretesa erariale che, anzi, se non risolta tramite mediazione, finirà direttamente presso le aule delle commissioni tributarie.

Il fatto che gli uffici legali delle Agenzie delle entrate siano letteralmente ingolfati dalle istanze di mediazione è il risultato, quasi inevitabile, di una serie di circostanze concomitanti fra le quali non si può non menzionare anche l’ambiguità dello stesso istituto del reclamo e della mediazione.

A fronte di uno scenario del genere la direzione centrale accertamento prova a mettere un freno al diluvio di istanze di mediazione raccomandando dunque agli uffici di attivare l’autotutela ogni volta che ciò sia necessario. A questa sacrosanta raccomandazione dovrebbe però affiancarsene anche un’altra altrettanto necessaria ed evidente: disporre i provvedimenti di autotutela in tempo utile alla effettiva deflazione del contenzioso. Se gli uffici continuano ad esaminare a rilento le istanze in autotutela prodotte dai contribuenti questi ultimi, pressati dalla necessità di non far cristallizzare gli atti, dovranno giocoforza attivare la mediazione tributario o il contenzioso.

Se questo ordine di cose non verrà invertito le raccomandazioni contenute nel suddetto documento di prassi amministrativa non produrranno alcun risultato apprezzabile.

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