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Uffici in difesa concordata

di Marco Bellinazzo

MILANO
Agenzia delle Entrate ed Equitalia nei processi tributari riguardanti atti della riscossione dovranno occuparsi esclusivamente delle questioni di propria competenza e dovranno valutare autonomamente l'interesse a proseguire i giudizi «con riferimento ai vizi legati alla propria attività».
Ispirandosi a principi di netta separazione delle competenze all'interno dell'amministrazione finanziaria, l'agenzia delle Entrate, di concerto con Equitalia, ha dettato ieri, con la circolare 12/E, le istruzioni agli uffici su come andrà gestito di qui in avanti il contenzioso con i contribuenti.
Altro principio ribadito nella circolare è che «gli Uffici, per le questioni di competenza dell'agenzia delle Entrate, sono tenuti a valutare preliminarmente la fondatezza dei motivi di ricorso, evitando di resistere in giudizio o di coltivare la controversia quando la stessa non sia sostenibile» (sul punto si veda l'articolo sotto).
«Il debitore che intende impugnare dinanzi al giudice tributario un atto della riscossione – chiariscono ancora le Entrate – deve ricorrere contro l'Ufficio dell'Agenzia se contesta vizi dell'attività della stessa, vale a dire motivi di ricorso concernenti la legittimità della pretesa; deve invece ricorrere contro l'agente della riscossione se contesta vizi dell'attività dello stesso, vale a dire motivi di ricorso che riguardano l'attività svolta successivamente alla consegna del ruolo».
Per evitare una confusione sulla controparte contro cui agire che finisce solo per alimentare ulteriori incertezze e liti, l'Agenzia intende creare linee di demarcazione più precise. Equitalia, quindi, è legittimato passivo nei giudizi relativi «alla formazione della cartella, come ad esempio errori di individuazione del contribuente, vizi di notifica, mancanza della sottoscrizione o del responsabile del procedimento di emissione o di notificazione della cartella di pagamento». Lo stesso quando oggetto dell'impugnazione sono atti diversi dalla cartella come le iscrizioni di ipoteca e il fermo di beni mobili registrati. Ma se nei motivi di ricorso viene contestata la mancata notifica degli atti "presupposti" o la legittimità della pretesa tributaria allora la controparte sarà l'agenzia delle Entrate e non Equitalia.
Altro obiettivo perseguito con la circolare di ieri è quello di fare in modo che, specie a livello territoriale, uffici e agenti della riscossione non assumano in giudizio, comportamenti contraddittori.
Se, per esempio, il debitore propone ricorso solo contro l'ufficio per questioni legate esclusivamente alla legittimità di atti dell'agente della riscossione, le Entrate dovranno chiamare in causa l'agente entro 60 giorni. Ma se i motivi del ricorso riguardano anche l'attività dell'Ufficio, quest'ultimo dovrà però difendersi sulle questioni attinenti al proprio operato.
Mentre nel caso in cui il ricorrente chiami in giudizio esclusivamente l'agente della riscossione per vizi riferibili all'attività dell'ufficio, sarà compito dell'agente chiamare in causa l'ufficio interessato. Questo ultimo dovrà costituirsi in giudizio entro sessanta giorni dalla notifica dell'atto di chiamata.
Infine, se ad essere chiamati in causa sono sia l'ufficio delle Entrate sia l'agente della riscossione, dovrà costituirsi in giudizio solo il soggetto direttamente interessato dalle contestazioni.

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