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Ue:“Frena il Pil in tutta Europa regole intelligenti per l’Italia”

Le «spring forecast» di Bruxelles confermano il vento freddo che spira sulla fragile ripresa europea: come Ocse e Bce anche la Commissione Ue ha tagliato le stime invernali del Pil dell’Eurozona, ferme fino a ieri all’1,7 per cento, portandole all’1,6 per cento.
Peggiora anche la Germania: crescerà quest’anno dell’1,6 contro l’1,8 previsto in febbraio. Resta stabile la Francia replicando, rispetto a due mesi fa, una previsione dell’1,3 per cento mentre anche la Spagna, ben lanciata, frena: invece di 2,8 si fermerà al 2,6.
Il rapporto di Bruxelles sintetizza la situazione parlando di «rischi considerevoli» sull’economia europea mentre il Commissario agli Affari monetari Moscovici lancia l’allarme guardando al sociale e all’economia reale: nell’Unione «cresce la diseguaglianza e lavoratori a basso reddito non hanno beneficiato della ripresa», ha denunciato ieri. Anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan vede ombre: «L’Europa rischia come non mai», ha detto alla Sapienza riferendosi alla scadenza del referendum sul Brexit e al dramma dei rifugiati.«La crisi di Schengen è più pericolosa di quella dell’euro», ha osservato.
Le previsioni di primavera della Commissione consentono tuttavia all’Italia un lieve sospiro di sollievo, soprattutto in vista dell’esame sulla flessibilità del 18 maggio. La stima del Pil per il 2016 è all’1,1%: appena sotto l’1,2 fissato recentemente dal governo nel Def; una previsione che non smentisce l’Italia e si colloca dalla parte degli ottimisti, nella zona alta della «forchetta» di consenso. Sul deficit- Pil c’è addirittura un miglioramento: dal 2,5 stimato in febbraio si scende al 2,4 per cento (appena sopra il governo che nel Documento di economia e finanza del mese scorso fissa il rapporto al 2,3 per cento). Il debito va un po’ più in alto del Def (132,7 per cento del Pil contro il 132,4 del governo) ma resta stabile sulle cifre del 2015 e dunque non aumenta. Calerà solo dal 2017. L’impressione è che con queste cifre l’esame si possa superare anche se la partita resta aperta: sembrano incoraggianti le parole di ieri di Moscovici che ha tenuto a sottolineare che, a proposito dell’Italia, la Commissione adotterà «decisioni intelligenti», un battuta che va vista anche in relazione al cantiere che si è aperto per la revisione delle regole del patto di stabilità e della misurazione del deficit potenziale. Il commento di Padoan è stato istituzionale: «La strategia del governo garantisce la crescita e il calo del debito».
Resta naturalmente aperta la partita del debito, che sarà oggetto, sempre il 18 maggio, di un rapporto che dovrebbe comunque indicare che l’Italia non sta facendo progressi sufficienti.
L’occhio si sposta dunque al prossimo anno dove le previsioni di ieri suonano come un campanello d’allarme: la crescita viene limata all’1,3% (contro l’1,4 stimato dal governo italiano), il deficit-Pil viene innalzato all’1,9 (contro l’1,8 del Def e l’1,5 della previsione invernale). Più deficit e meno Pil rendono più stretto il sentiero del 2017 : per mantenere queste cifre, e non far scattare l’aumento dell’Iva, il governo dovrà ottenere una replica della flessibilità anche per il prossimo anno (11 miliardi) e inoltre recuperare risorse che si aggirano almno intorno ai 4 miliardi. Anche il debito nel 2017 è sotto stretta osservazione: si colloca al 131,8% del Pil, scendendo rispetto al 2016 ma in salita di oltre un punto rispetto alle previsioni invernali (130,6 per cento) e al target del governo che è stato appena fissato al 130,9 per cento del Pil.

Roberto Petrini

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