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Ue, via libera alla flessibilità sconti a chi fa le riforme e più spese per investimenti

INVESTIMENTI
Per favorire gli investimenti, la Commissione potrà consentire deviazioni dalle norme del fiscal compact a quattro condizioni. Primo: che gli investimenti in questione facciano parte del cofinanziamento nazionale a fondi europei o al piano di finanziamenti lanciato da Juncker. Secondo: che il Paese che chiede la deroga si trovi in recessione o comunque in una fase di grave rallentamento economico (almeno 1,5 punti sotto il proprio potenziale di crescita). Terzo: che gli investimenti non comportino il superamento della soglia del 3%. Quarto: che la deviazione sia corretta entro tre anni. In nessun caso, comunque, si arriva ad una vera e propria cancellazione degli investimenti dal computo del deficit, come chiedeva l’Italia.
CORREZIONI CICLICHE
La Commissione propone uno schema molto complesso, chiamato “matrice”, che consente di ridurre lo sforzo di risanamento richiesto dal fiscal compact durante i periodi di recessione e obbliga invece a rafforzarlo nelle fasi di crescita. Lo schema tiene anche conto della situazione debitoria di ciascun Paese. Nel caso dell’Italia, le nuove regole ci vincolerebbero ad una riduzione annuale del deficit strutturale dello 0,25%, invece dello 0,7-0,9. Questo taglio potrebbe però essere ulteriormente alleggerito per tenere conto delle riforme e degli investimenti.
Bruxelles si è data dunque gli strumenti che potrebbero consentirle di non aprire una procedura di infrazione contro l’Italia alla prossima verifica di marzo. Procedura che altrimenti sarebbe quasi automatica. Ma è anche evidente che le nuove norme rafforzano la posizione di «controllato speciale» del nostro Paese in materia di riforme e di investimenti. E resta sospesa sull’Italia la spada di Damocle di una procedura per debito eccessivo.
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BRUXELLES .
La Commissione ha presentato ieri una comunicazione in cui fissa regole e criteri della flessibilità nell’interpretazione dei conti pubblici: un passo a lungo richiesto dall’Italia che, con la Francia, sarà la più beneficiata dalle nuove norme. I criteri definiti nel nuovo testo, approvato ieri dopo una animata discussione del collegio che ha dovuto superare la forte resistenza del tedesco Oettinger, giustificano ex-post la decisione presa a novembre di non mettere sotto procedura l’Italia. E potrebbero anche metterci al riparo quando, a marzo, Commissione e Consiglio dovranno nuovamente pronunciarsi sul rispetto delle regole del Patto di Stabilità da parte di Roma e di Parigi. Ma in realtà, più che allargare i margini di flessibilità rispetto al «fiscal compact », la comunicazione allarga i margini di discrezionalità della Commissione nel valutare i bilanci degli Stati. E consente così a Bruxelles di realizzare quel controllo permanente delle politiche economiche dei governi che è uno degli obiettivi perseguiti dal nuovo presidente Jean-Claude Juncker con la benedizione di Angela Merkel e dello stesso Mario Draghi: un passaggio essenziale in attesa di arrivare, nei prossimi anni, ad una ulteriore cessione di sovranità.
Le nuove regole non intaccano il Patto di Stabilità e non modificano in alcun caso la soglia del 3% di disavanzo, fissata come tetto massimo al di sopra del quale si apre la procedura per deficit eccessivo. La flessibilità si applica invece alle prescrizioni del «fiscal compact», che impongono la regola del pareggio di bilancio attraverso tagli obbligatori di almeno lo 0,5% del Pil ogni anno. Tale prescrizione potrà essere ammorbidita per favorire le riforme strutturali, per incoraggiare gli investimenti e per tenere meglio in considerazione le variazioni del ciclo economico. Per i Paesi che non sono sotto procedura, come l’Italia, la Comunicazione offre teoricamente ampi margini di flessibilità, ridotti dal fatto che comunque non sarà in nessun caso possibile superare la soglia del tre per cento nel rapporto deficit-Pil. Vediamo nel dettaglio.
RIFORME
Un Paese potrà invocare la «clausola delle riforme struttura- li» ottenendo una «deviazione temporanea» dai vincoli di riduzione del deficit a condizione che le riforme siano approvate da Bruxelles, siano messe in pratica secondo un piano dettagliato presentato dal governo, e abbiano un impatto positivo sull’economia del Paese. In caso di mancata realizzazione delle riforme promesse, la Commissione potrà revocare la deviazione temporanea e conside- rare il mancato impegno come «una aggravante» in vista dell’apertura di una procedura per deficit eccessivo.
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