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Ue verso l’accordo finale sulla Grecia

L’Eurogruppo doveva ieri sera finalizzare il benestare politico a una nuova tranche di aiuti finanziari alla Grecia. I primi segnali erano positivi. Si prevedeva il via libera a un pacchetto di circa 44 miliardi di euro. I Governi della zona euro stavano anche discutendo di un possibile nuovo pacchetto per il Paese mediterraneo, comprensivo di una qualche forma di ristrutturazione del debito, dopo che nelle ultime ore la Germania è sembrata rivedere la sua posizione su questo fronte.
«È chiaro che la Grecia ha fatto ciò che doveva fare», ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, riferendosi alle misure per risanare il bilancio e rilanciare l’economia. Dal canto suo il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha aggiunto: «L’Eurogruppo questa sera prenderà le necessarie decisioni per assicurare la sostenibilità del debito greco (…). È essenziale decidere questa sera (ieri sera per chi legge, ndr) su una serie di misure credibili che ci aiutino a ridurre il debito».
In un incontro lunedì a Parigi, i ministri delle Finanze di Germania, Francia, Italia e Spagna hanno discusso della crisi debitoria e della situazione in Grecia. In questa circostanza, durante i colloqui privati, il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble si è dimostrato più disponibile di prima sulla possibilità di accettare forme di ristrutturazione del debito greco, con l’obiettivo di ridurlo al 120% del Pil all’inizio del prossimo decennio dal 160% del Pil alla fine di giugno.
Due esponenti tedeschi avevano lanciato lunedì segnali di apertura su questo fronte. Il presidente del Meccanismo europeo di stabilità Klaus Regling aveva detto che «una cancellazione del debito pubblico è qualcosa di assolutamente eccezionale che può verificarsi solo in situazioni estreme». L’economista aveva ricordato il caso tedesco degli anni 50. Dal canto suo, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann aveva parlato di una possibile nuova svalutazione del debito pubblico greco, ormai quasi interamente in mani statali.
Il tentativo ieri sera era di trovare un’intesa che mettesse d’accordo tutti. Da alcune settimane ormai, il Fondo monetario internazionale chiede una ristrutturazione radicale del debito greco perché possa essere al 120% del Pil nel 2020. Finora, i Governi della zona euro si erano detti d’accordo per ridurre il passivo attraverso un calo dei tassi d’interesse, e possibili forme di buy-back. Lunedì Schäuble avrebbe aperto la porta a soluzioni più ambiziose.
Quanto ambiziose, in altre parole se toccando anche il capitale, era difficile capirlo ieri sera. I delicatissimi negoziati erano ancora in corso a tarda ora. La Banca centrale europea, che in portafoglio ha circa 50 miliardi di titoli greci, si oppone a qualsiasi monetizzazione del debito. L’Eurogruppo ha accettato in linea di massima la proposta della Commissione di concedere due anni in più alla Grecia per raggiungere un saldo primario del 4,5% del Pil, nel 2016 anziché nel 2014. Questa scelta però richiede il versamento di nuovi aiuti finanziari. L’idea di una riduzione del debito, anche attraverso una qualche forma di ristrutturazione, dovrebbe servire anche a diminuire la fattura dei creditori.

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