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Ue: urgente pagare i debiti ma senza sforare il deficit

Il pagamento alle imprese delle fatture arretrate della pubblica amministrazione è diventato un esercizio di acrobazia per le autorità italiane. Nel mettere a punto il provvedimento legislativo che darà il via all’operazione, il governo dovrà trovare tra le altre cose un delicato equilibrio tra le esigenze dell’economia e gli impegni sul fronte della finanza pubblica, evitando anche una nuova deriva del debito tale da impedire al paese di uscire dalla procedura di deficit eccessivo.
Il commissario agli affari monetari Olli Rehn ha sottolineato ieri a Bruxelles che il pagamento delle fatture arretrate della pubblica amministrazione sono «una questione della massima urgenza» perché servirebbe ad «alleviare la difficile situazione» finanziaria di molte società italiane. Secondo le stime prevalenti, i pagamenti arretrati ammontano a oltre 90 miliardi di euro. Rehn ha definito «insopportabile» il debito commerciale dello Stato.
Nella sua dichiarazione, il commissario agli affari monetari ha aggiunto che il rimborso dei debiti può avvenire «assicurando la fine della procedura di deficit eccessivo» dell’Italia. La questione è delicata. Il paese dovrebbe aver registrato un deficit sotto al 3% del Pil nel 2012, e punta ad avere un disavanzo sotto a questo limite anche nel 2013. Le ultime stime del Tesoro parlano del 2,9%, tenendo conto del versamento dei debiti della pubblica amministrazione, poiché il rimborso peserà sui conti italiani.
Il problema è che per uscire dalla procedura di deficit eccessivo non basta registrare un disavanzo sotto al 3% del Pil. È necessario anche avere un andamento rassicurante del debito. «Nel valutare la sostenibilità delle finanze pubbliche, dovremo analizzare anche l’evoluzione del debito», ha detto ieri il portavoce della Commissione Olivier Bailly. Nei fatti, Bruxelles esorta quindi il governo a trovare un giusto equilibrio tra le esigenze dell’economia e gli impegni di bilancio.
Le norme europee prevedono che un paese con un debito eccessivo debba ridurlo di un ventesimo all’anno su una media di tre anni, e consentono di mettere uno stato in procedura di deficit eccessivo a causa di un debito troppo elevato (prendendo in conto «tutti i fattori rilevanti»). Il Patto di Stabilità fa quindi un legame tra l’uscita dalla procedura di deficit eccessivo e l’andamento del debito per i paesi che hanno un indebitamento superiore al 60% del Pil (l’Italia nel 2012 era al 126,5% del Pil).
La fine della procedura di deficit eccessivo è cruciale per l’Italia perché avrebbe un impatto benefico sull’immagine del paese agli occhi degli investitori internazionali, con un probabile calo dei tassi d’interesse. Inoltre, solo uscendo da questa procedura il governo italiano potrà scorporare gli investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo, e quindi godere di un maggiore margine di manovra su questo versante.
Il commissario all’Industria Antonio Tajani sta dando battaglia a Roma e a Bruxelles per trovare una soluzione. Secondo Tajani (si veda altro articolo a pagina 8), i debiti della pubblica amministrazione «si possono pagare tutti nel giro di due anni». Parlando ieri in Italia, Tajani ha poi aggiunto: per «quattro milioni di imprese che vivono un momento di grande difficoltà», il pagamento dei debiti sarebbe «la più importante manovra economica degli ultimi tempi».
Il governo è stretto tra le pressioni delle aziende italiane, che chiedono il rapido rimborso dei debiti commerciali, e le richieste delle autorità comunitarie, preoccupate di vedere l’Italia tornare a essere un problema di finanza pubblica. È più importante aiutare l’economia o preservare la possibilità di uscire dalla procedura di deficit eccessivo, con i vantaggi che ciò avrebbe per l’immagine del paese? Pur di risolvere il dilemma, Rehn sembra premere perché il rimborso dei debiti avvenga su più anni.

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