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Ue, una chance prima del default

L’Europarlamento sta varando (oggi è previsto il voto finale) il restyling del regolamento 1346/2000 relativo alle procedure su insolvenze transfrontaliere che hanno effetti in uno Stato membro diverso da quello del debitore. Iniziativa che ha l’obiettivo di concedere una seconda chance agli imprenditori provati dalla crisi economica, assicurando al tempo stesso la tutela dei creditori.
La linea scelta è stata quella di modernizzare il quadro giuridico con un sistema incentrato sulla ristrutturazione e non sulla liquidazione e fallimento. Tra le novità più significative l’ampliamento dell’ambito di applicazione alle procedure che promuovono il salvataggio delle società economicamente valide, ai procedimenti di ristrutturazione del debitore quando sussiste solo una probabilità di insolvenza, a quelli in cui il debitore mantiene ancora il controllo dei suoi beni, di remissione del debito e che autorizzano alla sospensione temporanea delle azioni di esecuzione promosse dai singoli creditori.
In primo piano, evitare il trasferimento dei beni del debitore in un altro Stato a danno dei creditori e il principio dell’universalità della procedura, con il riconoscimento automatico e immediato dei provvedimenti. Il Consiglio Ue aveva già adottato, il 13 marzo scorso, la posizione n. 7/2015, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale Ue del 28 aprile, in vista dell’adozione del nuovo regolamento. Il regolamento, che contiene regole sulla giurisdizione, sul riconoscimento delle decisioni e sul diritto applicabile, è una delle misure previste nel Programma della Commissione Ue «Giustizia per la crescita» per favorire il risanamento e la ripresa. D’altra parte, che si tratti di una necessità lo dicono i numeri. Nella Ue, a seguito della crisi, solo la metà delle imprese sopravvive oltre i 5 anni dall’inizio dell’attività. Non solo. Come sottolineato dal Commissario Ue alla giustizia, Vera Jourová, circa 200mila aziende hanno dichiarato fallimento, 600 al giorno e una perdita di 1,7 milioni posti di lavoro l’anno. Senza dimenticare che un quarto delle procedure d’insolvenza hanno carattere transfrontaliero.
Proprio sulla base di questa situazione, il nuovo regolamento, costituito da 92 articoli e 3 allegati, facendo propri i principi affermati nel corso degli anni dalla Corte di giustizia Ue, dà spazio all’insolvenza preventiva e al registro interconnesso sulle insolvenze. Il testo si applicherà anche ai procedimenti ibridi, inclusi gli accordi di ristrutturazione del debito.
Sul fronte della giurisdizione, per facilitare l’individuazione del giudice competente tra i diversi Stati membri ed evitare sovrapposizioni di procedimenti, con giudicati confliggenti, è stata chiarita la nozione di centro degli interessi principale del debitore (cosiddetto Comi). Resta fermo, così, come titolo principale attributivo della giurisdizione, il centro degli interessi principali del debitore, ma il regolamento chiarisce che tale luogo è quello in cui il debitore esercita la gestione dei suoi interessi in modo abituale e riconoscibile dai terzi, recependo così il contenuto della sentenza Eurofood. Per le società e le persone giuridiche si presume «che il centro degli interessi principali sia, fino a prova contraria, il luogo in cui si trova la sede legale». Se, però, la sede legale è stata spostata in un altro Stato membro entro il periodo di tre mesi precedente la domanda di apertura della procedura d’insolvenza, la presunzione cade. Per le persone fisiche, che esercitano un’attività imprenditoriale o professionale indipendente, il centro degli interessi principali è il luogo in cui si trova la sede principale di attività.
L’apertura di una procedura d’insolvenza in uno Stato membro impone il riconoscimento nello spazio Ue. Nel segno della gestione efficiente della massa fallimentare e per favorire il coordinamento tra procedura principale e secondaria, sono fissate due situazioni specifiche che consentiranno al giudice adito per l’apertura di una procedura secondaria di insolvenza, su richiesta dell’amministratore della procedura principale di insolvenza, di rinviare o rifiutare l’apertura della procedura. Nuove regole anche per le procedure d’insolvenza di società parte di un gruppo. Il nuovo testo supera, poi, l’anello debole del vecchio regolamento, favorendo la trasparenza e la maggiore pubblicità. In questa direzione, gli Stati saranno obbligati a istituire registri fallimentari interconnessi e accessibili gratuitamente dagli operatori dei diversi Stati membri utilizzando il sito https://e-justice.europa.eu/content_interconnected_insolvency_registers_search-246-en.do, già operativo per alcuni Paesi. Nessun cambiamento, invece, per le regole di individuazione della legge applicabile, con la conferma dell’articolo 4 del regolamento n. 1346/2000 e, quindi, dell’applicazione della lex concursus. E qui riappare il nodo del diritto sostanziale con le legislazioni di numerosi Stati che ancora favoriscono la liquidazione piuttosto che la ristrutturazione. Un dato negativo che, come sottolineato dalla Commissione Ue nel documento “Costruire un’Unione dei mercati e dei capitali” costituisce un ostacolo al mercato.

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