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Ue, il tetto per gli aiuti di Stato alle imprese sale a 800mila euro

Bruxelles – La Commissione europea ha pubblicato ieri i dettagli (più generosi del previsto) sull’applicazione flessibile delle regole sugli aiuti di Stato, nel tentativo di contrastare le terribili conseguenze economiche della pandemia influenzale che sta colpendo il continente. Nel frattempo, l’establishment comunitario è al lavoro su diverse opzioni che possano permettere una risposta europea che sia anche politica, non solo monetaria o regolamentare. Obiettivo è di presentare opzioni ai governi nazionali a brevissimo.

Secondo un comunicato della Commissione europea pubblicato ieri sera, sovvenzioni alle imprese per affrontare «urgenti necessità di liquidità» potranno essere pari a 800mila euro (e non più 500mila euro, come detto invece martedì scorso). Nel contempo, l’esecutivo comunitario autorizzerà i governi a garantire prestiti bancari alle aziende; sborsare prestiti alle società a tassi favorevoli; facilitare crediti all’esportazione; e veicolare aiuti al settore economico attraverso le banche.

Il nuovo quadro regolamentare, che permetterà ai paesi membri di iniettare denaro pubblico nell’economia in crisi senza violare le normali regole sugli aiuti di Stato, rimarrà in vigore fino al 31 dicembre. Sempre ieri parlando alla Rai, il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha ribadito «la massima flessibilità» ad aiutare l’Italia, notando che, del recente pacchetto di aiuti per l’emergenza da 37 miliardi di euro, 11 miliardi potrebbero andare a Roma (si vedano l’articolo sotto e Il Sole 24 Ore di mercoledì).

Venendo alla risposta politica alla crisi economica, le autorità comunitarie stanno lavorando freneticamente sulle possibili opzioni da presentare ai governi europei. «L’obiettivo è di mettere a punto uno strumento che sia potente, efficace e non crei stigma sui mercati e tra i paesi membri – spiega un esponente comunitario –. Le idee sul tavolo sono molte. Vorremmo preparare uno schema che sia pronto il più velocemente possibile, da presentare ai ministri delle Finanze subito dopo».

Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, al centro delle discussioni vi è il Meccanismo europeo di Stabilità, che ha denaro fresco per quasi 500 miliardi di euro. Due gli strumenti per ora a disposizione: la linea di credito basata su un programma economico e un prestito precauzionale legato ad alcune condizioni. Il secondo prestito pare essere più facile da usare, soprattutto se i criteri macroeconomici venissero sostituiti con condizioni legate all’epidemia influenzale.

Per evitare lo stigma sui mercati finanziari, i prestiti dell’istituzione lussemburghese dovrebbero essere distribuiti a tutti i paesi membri. A questo proposito, ieri parlando al Financial Times il premier Giuseppe Conte ha chiesto all’Unione europea di usare «tutta la potenza di fuoco» del Mes. Non solo per l’Italia, ma per tutti i Paesi colpiti dal coronavirus. «Il tempismo è essenziale. La strada da seguire è aprire le linee di credito del Mes a tutti gli stati membri». Una altra possibilità potrebbe essere quella di creare con il denaro del MES un fondo con cui finanziare alcune delle scelte di politica economica dei governi: dalla cassa integrazione in Italia al Kurzarbeit in Germania al chômage partiel in Francia, così come aiuti ai sistemi sanitari. Bisogna trovare un compromesso tanto tecnico quanto politico.

Intanto oggi la Commissione europea potrebbe presentare l’attesa proposta di far scattare la clausola d’emergenza prevista dalle regole del Patto di Stabilità e che permetterà nei fatti una politica di bilancio espansiva (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Sempre oggi a livello diplomatico i Ventisette dovrebbero approvare una modifica procedurale delle riunioni del Consiglio europeo così da permettere ai leader impossibilitati a riunirsi fisicamente di prendere le loro decisioni per iscritto.

 

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