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Ue taglia le stime sull’Italia “Servono altri aggiustamenti” ma il deficit al 3% è salvo

L’Italia centra, sia pure di misura, gli obiettivi di bilancio concordati a livello europeo ed evita di tornare sotto proceduradi infrazione. Mentre la Francia e la Spagna da un lato, e la Germania dall’altro, vengono messe sotto accusa dalla Commissione per eccesso di deficit e per eccesso di surplus commerciale, l’Italia si confermaun allievo rispettoso della disciplina di bilancio europea. Le preoccupazioni di Bruxelles nei nostri confronti riguardano semmai la scarsa competitività della nostra economia e il ritardo con cui vengono attuate le riforme che dovrebbero consentire sostanziali tagli alle spese e miglioramento della produttività («servono ancora ampi aggiustamenti », ha detto il commissario agli Affari Economici, Olli Rehn): due temi che peseranno quando, la settimana prossima, si esamineranno le manovre presentate dai governi, compreso quello italiano. Soddisfazione a Palazzo Chigi: «La Commissione — recita una nota — conferma che la strada intrapresa dal nostro Paese sta dando i suoi frutti. Rimane tuttavia ancora molto da fare sia a livello nazionale sia a livello europeo per consolidare le prospettive di crescita».
I conti italiani, ha spiegato ieri Rehn, dovrebbero centrare l’obiettivo di un deficit al 3% del Pil nel 2013 a condizione che il governo attui «la piena esecuzione delle misure di consolidamento dei conti» previste. In particolare, ha aggiunto, «negli ultimi mesi dell’anno ci sono tasse da raccogliere e tagli alla spesa da attuare». Nel 2014 il deficit italiano dovrebbe scendere al 2,7%e nel 2015 al 2,5%, rendendo dunque disponibile un certo margine di manovra nei conti pubblici. Meno buone le previsioni sul debito, che arriverà al 133% del Pil quest’anno e al 134 nel 2014 per cominciare a scendere di un punto solo nel 2015.
Il quadro italiano diventa ancora meno roseo se si guarda alla crescita, nettamente al di sotto della media europea: il 2013 si chiuderà con una recessione dell’1,8%, nel 2014 la crescita sarà solo dello 0,7 e nel 2015 arriverà appena all’1,2%. Gli investimenti registrano un autentico tracollo: meno 29,5% quest’anno (dieci volte la media europea) e meno 11,9% l’anno prossimo. La disoccupazione resterà attorno al 12%: in linea con quella della Ue.
Sul fronte dei conti pubblici, la Francia e la Spagna, che pure avevano beneficiato di una proroga di due anni per rientrare sotto la soglia del 3% di deficit, continuano a registrare scostamenti significativi e dovrebbero arrivare al 2015 rispettivamente con il 3,7 e il 6,6 di fabbisogno. Il Belgio, invece, potrebbe uscire dalla procedura già nella primavera prossima.
Complessivamente l’eurozona chiuderà la lunga recessione solo nel 2014 con una crescita dell’1,1 per cento l’anno prossimo e dell’1,7 per cento tra due anni. Ma su questa prospettiva, già poco entusiasmante, si aggravano i rischi esterni: il rallentamento relativo delle economie dei Paesi emergenti, la sopravvalutazione dell’euro e soprattutto l’instabilità che potrebbe venire dall’America, alle prese con una crisi dei conti pubblici dagli esiti incerti. Sul fronte interno, invece, la Commissione spinge perché la Germania, in piena fase di negoziato sul programma del nuovo governo, si decida ad agire da motore della crescita europea sviluppando la domanda interna.
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