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Ue sull’Italia: crescita più forte del Pil

BRUXELLES.
Le previsioni economiche d’autunno della Commissione europea confermano che l’economia italiana è in crescita. «La ripresa in Italia è sempre più autosufficiente e meno dipendente da fattori temporanei come indebolimento dell’euro, calo dei prezzi petroliferi e allentamento della politica monetaria della Bce», spiega il vicepresidente dell’esecutivo Valdis Dombrovskis. Bruxelles ha calcolato un aumento del Pil italiano quest’anno pari allo 0,9% e nel 2016 dell’ 1,5% correggendo al rialzo le previsioni di primavera scorsa rispettivamente dello 0,3% e dello 0,1%. Cala la disoccupazione, che l’anno prossimo scenderà sotto la soglia del 12% (11,8). Per la prima volta dopo otto anni si ridurrà anche il debito pubblico, che dal 133% del Pil quest’anno scenderà al 132,2 l’anno prossimo e al 130 nel 2017. Sul fronte del deficit, i valori nominali migliorano: 2,6 quest’anno, 2,3 nel 2016 e 1,6 nel 2017. Restiamo al di sotto della soglia del 3% prevista dal patto di stabilità, anche se la Commissione a primavera si aspettava un deficit 2016 inferiore di tre decimi di punto. Tuttavia il nostro deficit strutturale, che secondo le norme europee dovrebbe continuare a calare fino ad arrivare a zero, peggiora di mezzo punto, passando dall’1% quest’anno all’1,5% l’anno prossimo. Un fattore che verrà sicuramente tenuto in conto quando, il 16 novembre, la Commissione dovrà pronunciarsi sulla legge di stabilità per il 2016.
Anche se l’Italia resta uno dei Paesi che crescono meno in Europa, complessivamente le previsioni di Bruxelles confermano le aspettative positive già rese note dal governo italiano, con un piccolo scostamento do 0,1% per quanto riguarda il deficit. Scostamento dovuto, secondo il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, «a una visione leggermente meno ottimista» del gettito fiscale. Una valutazione tutto sommato incoraggiante, che sottolinea gli effetti positivi del «jobs act» sul mercato del lavoro e prevede anche una normalizzazione del mercato del credito bancario. Ottimismo che ieri è stato confermato anche dal rapporto dell’Istat, l’stituto di statistica italiano, secondo cui «proseguono i segnali positivi sull’economia italiana legati alla crescita della domanda interna e al mercato del lavoro» e si registra «un marcato aumento dell’indice di fiducia di imprese e famiglie».
«Stiamo davvero uscendo dalla crisi, la ripresa è una prospettiva concreta. Dobbiamo utilizzare questa occasione sia sul piano interno, per quanto riguarda l’occupazione che è la principale frontiera da affrontare, sia sul piano esterno con la presenza della nostra economia nei mercati all’estero», ha commentato il presidente Mattarella, ieri in visita in Vietnam. «Si moltiplicano giorno dopo giorno i dati positivi sulla nostra economia. In un contesto europeo non esaltante, per usare un eufemismo, siamo quelli che hanno rialzato la testa, che ci provano. Non basta, non ci accontentiamo. Ma che stia finendo la dittatura dello zero virgola, non è un successo per il Governo, è un traguardo per l’Italia. Siamo tornati, finalmente», ha scritto Matteo Renzi sulla sua pagina Facebook.
Per quanto riguarda la Ue nel suo complesso, la previsioni dell Commissione fanno segnare una relativa stabilità della ripresa economica, pari al 2% nel 2016 e al 2,1 nel 2017: medie superiori a quella italiana pur se riviste leggermente al ribasso. Anche i conti pubblici registrano un generale miglioramento e la Francia resta l’unico tra i principali Paesi europei che avrà un deficit superiore al 3% anche nel 2017. I maggiori fattori di rischio che potrebbero offuscare questo quadro positivo sono, secondo Bruxelles, legati ad un ulteriore rallentamento dell’economia cinese, ad un impatto negativo della «normalizzazione monataria» negli Stati Uniti, che potrebbe riflettersi negativamente sui Paesi emergenti, e a un possibile deterioramento del quadro geopolitico. Stesse preoccupazioni che ha Mario Draghi: «Se dovesse essere necessario » – ha detto ieri – la Bce è pronta a rafforzare gli stimoli monetari.
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