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Ue: sui conti deviazione significativa

Tra drammatizzazioni giornalistiche, confusione istituzionale e nervosismo politico, il negoziato tra Roma e Bruxelles sul futuro del bilancio previsionale italiano per il 2015 appariva ieri particolarmente difficile. La Commissione europea ha inviato una lettera al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, chiedendo chiarimenti sulla Finanziaria. Pur dal tono legalistico e formale, per molti versi la missiva lascia comunque la porta aperta a una intesa.
Nella lettera, resa pubblica ieri dal governo Renzi e firmata dal commissario agli affari economici Jyrki Katainen, si legge che il bilancio previsionale è «in violazione (…) del Patto di Stabilità e di Crescita» perché rinvia il pareggio di bilancio dal 2015 al 2017 e perché porta a «un rallentamento del ritmo di riduzione del debito pubblico». La Finanziaria prevede per il 2015 un aggiustamento strutturale dello 0,1% del prodotto interno lordo, rispetto a un obiettivo europeo di almeno lo 0,5% del Pil.
Katainen ha chiesto a Padoan come intenda assicurare «il pieno rispetto» degli obblighi del Paese, dando tempo al governo fino a oggi per rispondere, cosa che il ministro ha detto farà. Il commissario precisa di volere continuare «un dialogo costruttivo» con Roma. Soprattutto non dice quale dovrebbe essere l’aggiustamento italiano nel 2015, una scelta che avrebbe legato le mani a entrambe le parti: «Si lascia la possibilità all’Italia di fare una offerta migliore», spiegava ieri un funzionario comunitario.
Inoltre, nella lettera non si precisano eventuali appunti sulle coperture di alcune poste di bilancio. Ancora ieri, il portavoce di Katainen, Simon O’Connor, ha spiegato che «la lettera non pregiudica» l’analisi della Commissione, che secondo le regole europee ha fino alla fine del mese per respingere nel caso la Finanziaria. Nel negoziato, sia Bruxelles che Roma vogliono difendere la loro immagine. La Commissione teme di mettere a rischio la credibilità del Patto, chiedendo quindi sforzi maggiori.
Dal canto suo, il premier Matteo Renzi ha fatto della revisione delle regole un cavallo di battaglia politico. Ieri ha detto: «Stiamo discutendo di due miliardi di differenza. Noi possiamo metterli anche domattina». Questa somma, ha detto, è da recuperare dalla riserva di 3,4 miliardi già messa da parte dal Tesoro. Basterà per convincere la Commissione? Probabilmente no, tanto che Renzi ha aggiunto di voler discutere con gli altri leader la possibilità di attenuanti legate alle circostanze economiche eccezionali.
Il presidente della Commissione José Manuel Barroso ha criticato una certa stampa italiana, che lo ha accusato di avere la mano pesante contro l’Italia per rafforzare la sua credibilità nel suo Paese, il Portogallo, nel quale coltiverebbe ambizioni politiche e che ha subito una grave cura d’austerità: è «altamente disonesto e nocivo presentare le posizioni della Commissione come posizioni personali». Ha anche criticato la scelta italiana di pubblicare la lettera inviata da Katainen su cui c’era scritto “strettamente riservata”.
Molti protagonisti di questa vicenda hanno notato confusione nella Commissione. Sull’invio stesso della lettera i segnali sono rimasti incerti fino all’ultimo mercoledì sera. Le ragioni di questa confusione sono molte: il momento di transizione tra la Commissione Barroso e la Commissione Juncker che entrerà in funzione il 1° novembre, ma anche incertezze sul grado di flessibilità nell’applicazione delle regole che governi nazionali e istituzioni comunitarie sono pronte ad accettare.
Spiegava ieri il cancelliere Angela Merkel: «Credo sia importante associare crescita dell’economia e risanamento del deficit. Abbiamo avuto tempi in Europa con deficit altissimi e nessuna crescita. Dobbiamo imparare dal passato. Spero che troveremo una soluzione condivisa». L’Unione è stretta tra il desiderio di evitare una resa dei conti e la necessità di difendere il Patto. Precisava sempre ieri un diplomatico: «C’è spazio per trovare una buona strada. Basta volerlo».

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