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Ue: spinta antiriciclaggio sui bitcoin

Non passa giorno ormai senza che il bitcoin sia oggetto di discussione a livello internazionale e anche comunitario. La Commissione europea ha esortato ieri i Ventotto a introdurre nella loro legislazione le nuove misure contro il riciclaggio del denaro sporco in corso di approvazione definitiva. Il provvedimento potrà rivelarsi utile per contrastare un fenomeno, quello delle criptovalute, che per ora – visto qui da Bruxelles – appare comunque limitato, almeno in Europa (si veda il Sole 24 Ore di ieri).
«Vogliamo assolutamente che l’Europa abbracci le opportunità della blockchain, la tecnologia alla base delle criptovalute – ha spiegato il vicepresidente dell’esecutivo comunitario, Valdis Dombrovskis, parlando durante la conferenza stampa finale di una riunione dei ministri delle Finanze dell’Unione europea -. Ciò detto, per farlo dobbiamo rimanere vigili e impedire che le stesse criptovalute diventino uno strumento di comportamento illegale».
L’ex premier lettone ha quindi esortato i Ventotto a trasporre la direttiva contro il riciclaggio del denaro sporco appena aggiornata. I Ventotto hanno tempo 18 mesi una volta il testo approvato definitivamente. A questo proposito, parlando a Bloomberg Tv, il Premio Nobel Joseph Stiglitz ha spiegato che le criptovalute sono spesso utilizzate per motivi illegali: «La mia sensazione è che quando verrà regolamentato in modo da ostacolare il riciclaggio di denaro (…) il bitcoin non verrà più richiesto».
Qui a Bruxelles la Commissione ha una visione articolata della criptovaluta segnata nelle ultime settimane da una incredibile ipervolatilità. Da un lato, la questione preoccupa, non tanto da un punto di vista della stabilità finanziaria, ma perché il bitcoin è fonte di rischio economico per famiglie e cittadini, oltre che un potenziale strumento in mano alla criminalità organizzata. Dall’altro, l’Europa concentra appena il 5% delle contrattazioni mondiali in criptovalute.
Il vicepresidente Dombrovskis ha già chiesto alle autorità di viglianza di aggiornare il loro sistema di monitoraggio e di avvertimento dei rischi (si veda Il Sole 24 Ore del 21 dicembre). Ieri ha anche annunciato che a breve riunirà i principali protagonisti del mercato per valutare insieme il daffarsi: autorità di sorveglianza, banche centrali, governi nazionali, investitori istituzionali. «Non vediamo rapide soluzioni legislative di breve periodo (quick legal fix, ndr)», osserva intanto un esponente comunitario.
Francia e Germania hanno preannunciato che intendono chiedere al G-20 di occuparsi del tema. Tuttavia, mentre Parigi vuole assolutamente regolamentare le criptovalute, Berlino è ancora incerta. A conferma di come le visioni in questo campo siano diverse, proprio ieri, forte di un proprio potere nazionale, le autorità lussemburghesi hanno concesso alla società di trading giapponese BitFlyer una licenza da usare nell’Unione. La società è già vigilata negli Stati Uniti e in Giappone.
Nel frattempo, in Estonia si continua a discutere di una criptovaluta nazionale, l’estcoin. Il suo ideatore, Kaspar Korjus, ha messo a punto un progetto di bitcoin legato all’euro, che a suo dire sarebbe in linea con i principi dettati a suo tempo dalla Banca centrale europea. La nuova valuta sarebbe utilizzata soltanto da coloro con una residenza elettronica in Estonia (si veda Il Sole 24 Ore del 24 agosto 2017). La e-residency estone permette a chiunque di beneficiare dei servizi informatici del paese.

Beda Romano

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