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Ue, spazio di manovra dello 0,5%

Se il deficit verrà mantenuto al di sotto del 3% in rapporto al Pil, nel 2014 potrà aprirsi un margine di manovra pari allo 0,5%, da destinare integralmente al finanziamento di investimenti pubblici produttivi, riconosciuti da Bruxelles come tali se in grado di generare «maggiore crescita potenziale». Il timing per quel che ci riguarda è a questo punto indicato in queste tappe: il confronto con la Commissione europea si aprirà già nelle prossime settimane. Al termine dell’istruttoria il governo provvederà a inserire l’elenco degli investimenti sui quali chiederà una sorta di parziale “esenzione” dal calcolo del deficit all’interno della legge di stabilità. Provvedimento che andrà presentato in Parlamento entro metà ottobre.
Tra polemiche e annunci, tra cui l’ultimissima sortita di due giorni fa di Silvio Berlusconi condita dall’invito al governo a sforare il tetto del 3%, corretta ieri dallo stesso ex pemier («si sta cercando di farmi apparire come un nemico dell’euro e dell’Europa, niente di più falso»), va definendosi la strategia del governo per sfruttare al meglio i margini offerti dal ritorno dell’Italia nel club dei paesi “virtuosi”. È stato lo stesso presidente del Consiglio, Enrico Letta a ribadire che gli impegni sul deficit verranno mantenuti, in linea con quanto ha sostenuto a più riprese il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. «Un elemento importante – spiega il ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, ieri a Bruxelles per un incontro con gli europarlamentari – è che le manovre varate nel 2011 e l’azione condotta dagli ultimi governi hanno consentito di riportare il deficit al di sotto del 3% del Pil».
Dunque lo «sbocco naturale» è stata la chiusura di infrazione per disavanzo eccessivo, che sancisce l’uscita del nostro paese dalla parte correttiva del Patto di stabilità e il ritorno nella parte preventiva. «Il primo risultato positivo è stata la riduzione dei tassi d’interesse in valore assoluto. Il secondo è che, pur in presenza del secondo più alto debito pubblico euroepo siamo in regola con parametro fondamentale del deficit». A questo punto si apre la strada per le azioni di politica economica da concordare con Bruxelles. «Sia il Consiglio europeo del dicembre 2012 che quello del marzo 2013 hanno ribadito che la flessibilità si può applicare a patto che i paesi che la richiedano restino al di sotto del 3 per cento».
Lo spazio si apre nel 2014, ed è così sintetizzabile: alla luce delle più recenti stime degli organismi internazionali, il deficit del prossimo anno dovrebbe attestarsi attorno al 2,3 per cento. Ecco allora che si apre uno spazio aggiuntivo di manovra, da utilizzare interamente sul fronte degli investimenti pubblici produttivi, pari appunto allo 0,5%: in tal modo, saremmo anche nel 2014 al di sotto del tetto massimo previsto dai trattati. In soldoni, si tratta di circa 8 miliardi, che la Commissione europea potrà valutare «in modo più flessibile», a condizione che si tratti di investimenti in grado di «produrre crescita». Il dibattito è in corso a Bruxelles su quali siano le tipologie di investimenti pubblici da qualificare come “produttivi”, ma intanto si potrà cominciare ad avviare l’istruttoria.
La sortita di Berlusconi ha comunque riaperto la questione e alimentato reazioni e polemiche. «Siamo l’unico paese – afferma il segretario del Pd, Guglielmo Epifani – a non aver beneficiato di sostegni da parte dell’Unione europea. A volte sembra di stare in una prigione». Polemica la precisazione di Mario Monti: «Credo che la linea corretta per qualsiasi Paese sia di essere molto attenti prima di assumere impegni e firmarli. Nell’estate del 2011 non avrei accettato di considerare impegnato il governo italiano per una lettera firmata da due governatori di Banche centrali del tutto priva di legittimità giuridica e non avrei aderito al six pack con l’impegno di rientro nel fiscal compact».

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