Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ue: «Settore bancario vulnerabile agli shock»

In Italia «è necessario fare di più». È questa l’indicazione della Commissione Ue espressa dal vicepresidente Valdis Dombrovskis per il settore bancario. Nel rapporto sugli squilibri macroeconomici pubblicato ieri, come riportato da Radiocor, l’esecutivo europeo afferma che «la fiducia nel settore bancario italiano è calata nonostante diverse misure prese dal governo» e che «il settore continua a essere vulnerabile agli choc». Inoltre, «il sostegno che può dare a una graduale ripresa economica appare limitato e può diventare una fonte potenziale di effetti negativi per altri paesi della zona euro». Pesano «l’incertezza sull’adeguatezza degli accantonamenti (per fronteggiare le perdite) e sui “cuscinetti” (buffers) di capitale dato l’alto livello di sofferenze; la crescita debole che deprime i profitti».
La Commissione indica che la capitalizzazione delle banche «è migliorata marginalmente ma continua a essere indietro rispetto agli altri partner europei». I progressi nella riduzione dello stock delle sofferenze «sono limitati» (dati fino al terzo trimestre 2016) e «anche se la ripresa in corso ha ridotto significativamente l’afflusso di nuovi prestiti problematici il loro smaltimento procede molto lentamente».
Anche il consolidamento del settore «procede molto lentamente»: dall’inizio della crisi il numero delle filiali e degli occupati è calato solo del 10%. Appaiono più vulnerabili le banche di media e piccola dimensione che non le grandi: complessivamente hanno ratio sofferenze/prestiti più alti e ratio di copertura più bassi. Complessivamente, in ogni caso, la Commissione rileva che «la situazione della liquidità del settore è rimasta confortevole, i costi di finanziamento sono scesi ulteriormente e i depositi dei residenti hanno continuato a crescere mentre il finanziamento attraverso emissioni di bond all’ingrosso e al dettaglio si sono ridotti». Tuttavia «alcune banche vulnerabili hanno vissuto pressioni sulla liquidità».
La maggior parte delle banche ha smesso di vendere bond subordinati agli investitori retail per cui lo stock di obbligazioni bancarie junior che potrebbero essere soggette al “bail-in” è atteso declinare ulteriormente. Nel terzo trimestre 2016 era sceso a 154 miliardi dal picco di 393 miliardi nel primo trimestre 2012. Nella maggior parte dei casi si sono spostati su depositi e fondi di investimento. In Italia i bond bancari pesano per il 5% nella ricchezza totale e sono detenuti solo dal 5% delle famiglie che appartengono al decile più alto della distribuzione della ricchezza finanziaria. In generale, Bruxelles ritiene che «il problema delle sofferenze in Italia è un problema sistemico e pesa sulla ripresa economica». La differenza tra il valore delle sofferenze in bilancio e il prezzo degli investitori specializzati è attorno al 20% e molte banche «possono preferire di aspettare a smaltire gli npl in attesa che si rafforzi la ripresa economica». Inoltre preferiscono aspettare per evitare effetti avversi sui modelli interni di rating. Sta di fatto che l’attività di questo mercato «è rimasta modesta»: la vendita di asset deteriorati è attesa nel 2016 a circa 14 miliardi, in calo rispetto ai 19 mld del 2015. Però ci si aspetta una ripresa quest’anno.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa