Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Ue, Roma promossa ma sul risanamento scontro solo rinviato

Via libera ai conti italiani, certificazione che l’eurozona è ormai fuori dalla grande recessione con la possibilità di sbandierare quella che a Bruxelles viene vissuta come una storia di successo: l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo del Portogallo, tra i Paesi colpiti più duramente dalla crisi. Tutto questo sarà certificato oggi con la pubblicazione da parte della Commissione Ue delle raccomandazioni specifiche per ogni socio dell’Unione. Per Roma qualche tirata d’orecchie, innocua nel breve periodo ma esemplificativa di quanto ancora resti da fare per rilanciare un Paese che cresce meno degli altri partner dell’eurozona. Il peggio è però evitato, non ci sarà alcun commissariamento sui conti o dell’economia, con la battaglia sul risanamento che viene rinviata all’autunno.
I richiami che Bruxelles rivolgerà all’Italia sono gli stessi che l’Europa da anni ripete ai governi che si sono succeduti alla guida del Paese. La fragilità di fondo sono debito e competitività. Tuttavia anche questa volta, per ragioni politiche, arriveranno i via libera, tanto al Pnr notificato ad aprile con gli impegni sulle riforme dei prossimi 12 mesi che permette a Roma di evitare una procedura per squilibri macroeconomici, quanto alla manovra da 3,4 miliardi messa in campo a Pasqua che chiude la partita sui conti 2017 ed evita la procedura su deficit e debito. Se ne riparlerà a ottobre per la correzione per il 2018. Dopo lo scontro della scorsa settimana tra falchi e colombe all’interno della Commissione, Bruxelles nella prima raccomandazione all’Italia, quella sui conti, non metterà nero su bianco l’importo della correzione del deficit da mettere a segno con la legge di Bilancio di ottobre. I rigoristi volevano indicare una correzione dello 0,6% del Pil, 10 miliardi, cifra frutto dell’applicazione rigida delle regole Ue. Le colombe, capitanate da Mogherini e Moscovici, volevano invece dimezzare la correzione sin da oggi. Dopo la mediazione di Juncker non verrà indicato nessun numero, lasciando la porta aperta ad un difficile negoziato che porterà via i prossimi cinque mesi per ridurre la correzione.
Sull’economia in generale la Commissione rinnoverà al governo la richiesta di trovare in fretta una soluzione ai crediti deteriorati delle banche, ma non ci sarà quel richiamo all’applicazione rigida delle regole Ue richiesto dai falchi la scorsa settimana che sarebbe suonato come una minaccia di mandare in fallimento gli istituti in crisi. Non mancherà il tradizionale richiamo, negativo, sulla giustizia, asset fondamentale per un Paese che aspira a recuperare competitività: gli sforzi fatti negli ultimi 12 mesi per rendere i tribunali più efficienti non bastano. Altro richiamo ormai storico, sarà quello sulla tassazione, con Bruxelles che tornerà a chiedere di spostare il carico fiscale dai fattori produttivi a quelli non produttivi. Tradotto: per l’ennesima volta l’Europa criticherà la scelta di togliere l’imposta sulla prima casa, quanto meno sulle abitazioni di pregio, anziché tagliare le tasse sul lavoro, giudicate meno eque e più penalizzanti per la crescita. Infine il richiamo ad un completamento della riforma della Pubblica amministrazione, altro settore che per l’Europa rallenta le performance economiche nazionali.

Alberto D’Argenio

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Maximo Ibarra ha rassegnato le sue dimissioni da Sky Italia per diventare amministratore delegato e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non cede all’ottimismo il ministro dell’Economia Daniele Franco che punta l’indice sui due pun...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In punta di diritto: la contrarietà a un giudicato nazionale, nel contesto del giudizio di ottemper...

Oggi sulla stampa