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Ue: rischi su debito e Npl nel medio periodo

AMSTERDAM È un rapporto triennale in chiaroscuro quello pubblicato ieri dalla Commissione europea sulla sostenibilità delle finanze pubbliche nell’Unione. Quanto all’Italia, Bruxelles vede rischi soprattutto nel medio termine. Sul breve e lungo termine, lo scenario appare più rassicurante. La relazione, a cui esponenti del Tesoro hanno reagito notando la sostenibilità proprio nel lungo periodo delle finanze italiane, giunge mentre è atteso a breve il giudizio europeo sulla Finanziaria per il 2016.
Secondo l’esecutivo comunitario, nel breve termine, vale a dire nei prossimi 12 mesi, «l’Italia non sembra dover affrontare rischi notevoli di stress di bilancio». Bruxelles nota che due variabili – la maturità del debito e la natura dei creditori, per la maggior parte residenti in Italia – sono rassicuranti, almeno nel breve periodo. La Commissione rimarca tuttavia che «la quota di crediti inesigibili nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine».
Statistiche pubblicate recentemente dall’Autorità bancaria europea rivelano che le sofferenze in Italia sono oggi pari al 17% del totale dei crediti bancari. «L’alto debito pubblico – si legge nel rapporto – limita la capacità dell’economia di reagire agli shocks economici e la lascia esposta a possibili aumenti dei rendimenti sovrani mentre limita anche lo spazio per la spesa pubblica produttiva a causa del considerevole esborso di interessi sul debito pari al 4,3% del prodotto interno lordo nel 2015».
Nel medio termine, secondo i calcoli dell’esecutivo comunitario, la situazione italiana comporta invece «alti rischi», tanto più che secondo le proiezioni economiche, nel 2026 il debito pubblico rimarrà con ogni probabilità elevato. Sulla base dell’attuale saldo primario a livello strutturale (2,5% del pil), il debito calerebbe nei prossimi anni dal 133% del prodotto interno lordo del 2015 al 125% del pil nel 2020, e al 110% del pil nel 2026.
L’esecutivo comunitario nota che si potrebbe fare meglio, riducendo il debito al 100% del pil nel 2026, con un saldo primario strutturale del 3,8% del pil all’anno. Bruxelles non fa raccomandazioni, ma è chiaro che questo percorso sarebbe preferibile. Viceversa, la Commissione è relativamente tranquilla per quanto riguarda il lungo termine, purché venga mantenuto l’attuale saldo primario strutturale e vengano applicate «pienamente» le riforme «notevoli» adottate nel sistema pensionistico nel corso degli anni.
Secondo esponenti del Tesoro, il rapporto «conferma ancora una volta che i conti pubblici italiani non presentano rischi nel breve termine e sono in assoluto i più sostenibili di tutti nel lungo termine». La stessa fonte, citata dall’agenzia Ansa, ha aggiunto che «il pesante debito pubblico rende il paese più esposto in caso di shock esterni», motivo per cui l’Italia è ritenuta su questo fronte «ad alto rischio». Per questo, il governo «ha programmato nel 2016 il debito in discesa per la prima volta dopo otto anni».
Più in generale, sono undici gli stati membri che la Commissione europea ritiene siano di fronte a rischi potenziali elevati quanto alla sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio termine (da qui a dieci anni), soprattutto a causa dell’andamento demografico. Oltre all’Italia, Bruxelles cita il Belgio, la Spagna, la Francia, la Croazia, il Portogallo, la Romania, la Slovenia, la Finlandia, l’Irlanda e il Regno Unito. L’analisi non comprende Grecia e Cipro, paesi oggetto di salvataggio finanziario.
Il rapporto di oltre 300 pagine giunge mentre la Commissione europea dovrà nelle prossime settimane dare un giudizio definitivo sulla Finanziaria italiana del 2016. Il governo Renzi ha proposto una legge di stabilità che rinnega gli obiettivi di bilancio previsti a livello europeo e si basa su ambiziose richieste di flessibilità di bilancio. Roma è convinta che puntare troppo sul risanamento dei conti pubblici in questa fase di debole ripresa frenerebbe l’economia.
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