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Ue, ricavi internet tassati al 3%

Una web tax sul fatturato che dal 2019 farà incassare almeno 5 miliardi di euro l’anno agli stati dell’Unione europea. Una misura temporanea che introdurrà un’imposta sui ricavi generati dalle principali multinazionali tecnologiche del mondo per le operazioni compiute nei paesi Ue. È quanto prevede il progetto definitivo per la proposta europea sulla tassazione digitale che ha presentato il commissario agli affari economici, Pierre Moscovici, a nome della Commissione europea. Una tassazione che sarà articolata in due fasi. La prima che, secondo il calendario della commissione, sarà già attiva dalla fine del 2018 e verrà applicata ai ricavi, cioè al fatturato che le società generano all’interno di ciascun paese membro. La seconda fase invece, che necessita di un processo di riforme approfondito, diventerà operativa dal 2020 e verrà applicata agli utili delle società digitali.

La misura temporanea consiste in una tassazione del 3% del fatturato europeo di tutte le multinazionali con entrate totali annue a livello mondiale di 750 milioni di euro e entrate nell’Unione europea per 50 milioni di euro. Secondo una stima della commissione, queste aziende sono circa 120-150 e quasi per la metà americane e per un terzo europee. Quindi, come il commissario tiene a sottolineare, «questa è una misura pensata globalmente al fine di tassare attività attualmente non soggette ad una tassazione equa».

Il problema principale, infatti, risiede nei nuovi meccanismi di creazione di valore che «non sono individuati dai principi della tassazione tradizionale». In questo modo, secondo la commissione, una misura temporanea deve essere delineata all’interno del mercato comune digitale prima che singoli stati vadano ad attuare misure unilaterali che «potrebbero aggravare le aziende di onerosi costi di compliance che minerebbero la concorrenza europea».

La misura andrà quindi a colpire il valore creato dalla vendita di spazi pubblicitari online (come Google), da attività di intermediazione digitale che consentono agli utenti di interagire con altri utenti e che possono facilitare la vendita di beni e servizi tra loro (come Airbnb) e quello creato dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dall’utente (come Facebook). Tuttavia, la tassazione dei ricavi lordi dovrebbe essere una misura temporanea che si limita al momento in cui verrà trovata una soluzione a lungo termine, anche globale, dato che al G20 di Buenos Aires è mancata una volontà di trovare un accordo a breve. Al contrario, il problema della mancata tassazione dei redditi digitali cresce sempre di più, dato che, come sottolinea la commissione, le multinazionali digitali crescono in media del 14% l’anno, paragonando le multinazionali dell’economia tradizionale con un tasso medio di crescita tra lo 0,2 e il 3%. L’Europa decide non stare a guardare ma vuole prendere in mano il cambiamento dell’economia e veicolarlo per l’equità sociale, dato che «tassare i giganti digitali è di primario interesse per gli equilibri dei bilanci nazionali che necessitano di nuove risorse» spiega Moscovici.

La proposta a lungo termine, quindi, necessita l’appoggio degli stati membri, e dovrà delineare i principi della residenza digitale che consentirà di tassare i profitti delle operazioni compiute senza una presenza fisica. Appoggio nuovamente confermato dalla lettera congiunta di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, indirizzata alla commissione, che hanno dato pieno sostegno alla proposta Ue. Secondo il progetto, saranno soggette a tassazione le aziende che rispettano almeno uno dei requisiti: oltre 7 milioni di euro di entrate annuali in uno stato membro, oltre 100.000 utenti in uno stato membro all’anno, oppure oltre 3.000 contratti di business per servizi digitali creati tra l’azienda e gli utenti in un anno. Le nuove regole cambieranno quindi il modo in cui i profitti saranno allocati tra gli stati membri, in un modo che rifletta al meglio i meccanismi della creazione di valore online: come il luogo in cui si trova l’utente al momento dell’operazione e non la residenza della società.

Per attuare questo sistema sarà necessaria una triplice azione. Una misura, che integrata nel campo di applicazione della base imponibile consolidata comune per le società (Ccctb), dovrà essere implementata dagli stati membri che in aggiunta dovranno modificare i propri trattati contro la doppia tassazione.

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