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Ue pronta a chiederci 3 miliardi in più

Marzo sarà l’«ora della verità » per i conti pubblici dell’Italia. Il nuovo commissario agli Affari monetari Pierre Moscovici, durante l’audizione di ieri al Parlamento europeo, non sembra profilare sconti per il budget di Renzi e Padoan (che ieri ha incontrato Juncker e lo stesso Moscovici). «Non è un appuntamento di indulgenza, ma di verità», ha aggiunto riferendosi anche a Belgio e Francia, che insieme all’Italia compongono la triade dei paesi rinviati a marzo, perché «a rischio di non conformità» e possibili candidati alla procedura per disavanzo eccessivo. «Non esiteremo ad assumerci le nostre responsabilità», ha detto il commissario aggiungendo di essere «ben consapevole delle difficoltà che attraversa l’Italia che è stata in recessione per diversi anni e oggi si trova in un contesto di bassa crescita e bassa inflazione». «Ne terremmo conto nelle nostre valutazioni», ha aggiunto. Tuttavia lo sforzo di correzione previsto, pari allo 0,3 per cento di 4,5 miliardi, è giudicato da Moscovici «al di sotto degli obiettivi di medio termine», cioè inferiore allo 0,5: dunque non si può escludere che all’Italia tocchi nella primavera prossima una correzione dello 0,2 per cento del Pil (circa 3 miliardi). Il Commissario ha tuttavia detto di «riconoscere che la regola del debito nel periodo di transizione, cioè 2013-2015, è molto esigente con l’Italia».
La partita tuttavia è in movimento anche in vista delle verifiche sul funzionamento del Fiscal compact previste per il prossimo anno. Moscovici, socialista e francese, ha dovuto rassicurare sull’atteggiamento della nuova Commissione: «Non siamo favorevoli ad una flessibilità ad oltranza, ma sappiamo che vanno prese in considerazione le situazioni differenti tra paesi e gli sforzi strutturali». Le regole «sono intelligenti », ha aggiunto, ed ha annunciato che la Commissione a gennaio chiarirà quali sono le «flessibilità autorizzate», darà cioè una serie di fattispecie in base alle quali Bruxelles sarà chiamata a decidere in trasparenza. Moscovici è entrato anche con i piedi nel piatto riferendosi alle polemiche corse per l’Europa sull’atteggiamento della nuova Commissione: «Non ci sono falchi e colombe, io e Dombrovskis siamo la stessa cosa». Ed ha aggiunto con una battuta «faremo rispettare le regole, non siamo l’Onu!».
Sul piano europeo si rafforza il fronte contro la concorrenza fiscale sleale come quella di Irlanda, Lussemburgo e Olanda. Francia, Italia e Germania hanno scritto una lettera comune a Bruxelles chiedendo di adottare entro un anno una direttiva che impedisca alle aziende di spostare i profitti seguendo i regimi più favorevoli e alle multinazionali, come Google e Amazon, di eludere le tasse.
Tornando al nostro paese, giunge dalla Corte dei Conti un ennesimo monito sulla lotta all’evasione fiscale proprio mentre il governo si accinge a varare i decreti sull’abuso di diritto e la depenalizzazione di alcuni reati. «Uno scenario desolante», dice l’alta magistratura contabile che traccia un bilancio degli ultimi anni segnato da scarsi controlli, condoni e sanatorie.
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