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Ue, pressing italiano su crescita e banche

ROMA
Un Fondo assicurativo per combattere la disoccupazione di breve termine. Il rilancio del piano Juncker con un pieno utilizzo del fondo per sostenere investimenti transnazionali in settori strategici. Il sostegno rafforzato a Schengen, senza se e senza ma. Il completamento dell’Unione bancaria con l’adozione di un’assicurazione europea dei depositi e una dotazione effettiva per il meccanismo unico di risoluzione bancaria (Srf).
Sono questi gli obiettivi più importanti contenuti nel documento del Governo preparato dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e pubblicato ieri con le proposte per rilanciare una strategia di crescita e stabilità europea. Il “position paper” costituirà certamente la base di confronto che Matteo Renzi avrà con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker a fine settimana.
Nel testo si prevede il rafforzamento di un European fiscal board guidato dal ministro delle Finanze dell’Eurozona e responsabile della gestione del fondo anti-disoccupazione e del fondo per il rafforzamento dei confini nella gestione dell’emergenza migranti. Sarebbe dotato di un vero bilancio dell’Eurozona, con risorse adeguate per promuovere gli investimenti e sostenere politiche anticicliche. Il board darebbe all’Eurozona indicazioni per una fiscal stance comune, mentre il ministro dovrebbe avere un pieno sostegno politico, avrebbe il profilo dell’alto rappresentante presso la Commissione Ue e un forte legame con il Parlamento.
La prospettiva evocata dal documento del Governo è quella di trasformare l’attuale fondo salva-stati (European stabiliy mechanism) in un vero e proprio Fondo monetario europeo (Fme) che, in prima istanza, potrebbe svolgere anche un ruolo di supporto finanziario per il Fondo unico di risoluzione bancaria. In questo contesto l’European fiscal board dovrebbe esprimere una politica di bilancio aggregata per il blocco dei 19 stati dell’Eurozona. L’obiettivo di questa politica economica condivisa è quello di raggiungere una maggiore simmetria negli interventi di riequilibrio macroeconomico. Il documento sottolinea che i surplus di bilancio delle partite correnti molto ampi (quello tedesco è attualmente circa il 9% del Pil) hanno un impatto negativo sul funzionamento complessivo dell’Eurozona esattamente come lo hanno i deficit eccessivi. Inoltre viene rilevato che le conseguenze di un contesto di bassa crescita e di inflazione molto bassa si riflettono sui principali indicatori di bilancio (deficit/Pil e debito/Pil), di conseguenza si propone di tenere in maggior conto le dinamiche dei prezzi nelle regole di bilancio.
Non tutte le proposte contenute nel documento italiano implicano una modifica del Trattato, a partire dallo stabilizzatore automatico contro la disoccupazione ciclica, una proposta che il ministro Pier Carlo Padoan ha già in più sedi illustrato e che sarebbe finanziata sia con fondi nazionali sia con fondi del bilancio Ue. Anche l’idea, rilanciata, di emissioni di eurobonds per gli interventi transnazionali sulle reti e per fronteggiare l’emergenza migranti sarebbe adottabile nel quadro normativo attuale.
Ritornando al tema delle banche, il documento ribadisce l’urgenza di completare l’Unione bancaria sottolineando che la garanzia europea sui depositi accrescerebbe la fiducia, ingrediente chiave per il successo del sistema creditizio, e contribuirebbe a ridurre gli elementi di rischio. Sul tema dei crediti deteriorati (Npl) si raccomandano ulteriori iniziative e si sottolinea la necessità di migliorare l’efficacia delle normative fallimentari dei diversi paesi. Quanto ai salvataggi delle banche in crisi, si riconosce l’efficacia del meccanismo della direttiva sulla risoluzione bancaria (Brrd) e per quel che riguarda la possibilità di rivedere il bail in si accetta il timing di verifica previsto entro il 2018. Tuttavia, l’attuazione della normativa, si sottolinea, deve essere gestita in modo appropriato per evitare effetti di instabilità finanziaria. Da qui alla verifica della legge che introduce il “salvataggio interno”, insomma, occorrerà valutare meglio gli spazi che la normativa attuale offre (compresa la possibilità di accedere agli aiuti di stato europei quando la procedura di risoluzione si rivelasse destabilizzante).

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