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Ue, passa lo sconto al deficit “Ma l’Italia riduca il debito”

La battaglia è vinta: ora i criteri cambiano e si terrà conto nel valutare lo sconto dovuto alla cattiva congiuntura previsto dalla “matrice” anche di criteri come la debolezza di una economia, la vulnerabilità del mercato a breve termine e la sostenibilità del debito.
La Commissione dà il via libera alla richiesta dell’Italia dello «sconto» sulla riduzione del rapporto deficit-Pil per il prossimo anno. «È una buona notizia, ci conforta », ha subito dichiarato il premier Gentiloni da Trieste dove ha partecipato al vertice trilaterale con Merkel e Macron. «Ho sentito Padoan», ha aggiunto riferendo della soddisfazione del ministro dell’Economia.
La lettera dei due commissari Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, è la risposta alla richiesta del nostro ministro dell’Economia del 30 maggio scorso per limitare l’intervento sul deficit strutturale, cioè al netto della congiuntura, nella manovra 2018, allo 0,3 invece che allo 0,6 richiesto da Bruxelles e dunque allo 0,8 fissato nel nostro Documento di economia e finanza. In pratica, l’Italia ha chiesto uno sconto da 9 miliardi che renderà più facile lo stop all’aumento dell’Iva limitando tagli e interventi sulle entrate a soli 6-7 miliardi.
La Commissione non si esprime sulla cifra, che sarà fissata in autunno quando l’Italia presenterà le cifre della legge di bilancio, ma il contenuto della lettera è sostanzialmente un avallo alle richieste del nostro Paese. I due commissari mettono nero su bianco infatti due criteri cruciali per riguardo alla concessione della “flessibilità” che Padoan potrà utilizzare nell’allestimento della manovra 2018. In primo luogo la coppia Valdis-Pierre sposa la nuova linea dei «margini di discrezionalità» che la Commissione può applicare nel valutare l’entità delle manovre correttive e le eventuali «deviazioni» dal percorso stabilito nel caso di Paesi in uscita dalla recessione: lo farà questo il passaggio decisivo – tenendo conto, come aveva chiesto Padoan, dei due obiettivi «di sostenere la ripresa e assicurare la sostenibilità fiscale». Naturalmente Bruxelles pone delle condizioni, sostanzialmente tre: l’Italia deve continuare nello sforzo della riduzione della spesa primaria, fare riforme strutturali e assicurare una riduzione del debito. L’altro punto segnato da Padoan riguarda il criterio per valutare l’impatto della congiuntura negativa o della scarsa crescita sull’entità delle correzioni di bilancio richieste, ogni anno, dall’Europa. Si tratta del problema del cosiddetto “output gap”, cioè la differenza tra quanto un Paese potrebbe potenzialmente crescere in tempi sereni e quanto invece cresce in periodi più difficili: in base a questa differenza, appunto l’output gap, la “matrice” di Bruxelles, valuta quanto la cattiva congiuntura ci danneggia rispetto alle nostre potenzialità e ci assegna uno sconto sui sacrifici da fare.
Tuttavia il calcolo adottato da Bruxelles fino ad oggi ci penalizzava perché ci inchiodava ad una crescita potenziale perennemente bassa, il danno era minore e lo sconto più esiguo. Per questo Padoan si era fatto promotore, con alcuni Paesi europei, di una battaglia per modificare la “matrice” di calcolo dell’output gap.
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