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Ue: occupazione in Italia a livello pre-crisi nel 2020 prima degli altri Paesi Ma c’è l’allarme giovani

La ripresa è iniziata, l’occupazione arranca: un’analisi sintetica condivisa da molti visto che diverse previsioni, a cominciare da quelle della Commissione Europea, inchiodano il tasso di disoccupazione sopra il 12% almeno fino a tutto il 2016. Eppure, proprio il mercato del lavoro, guardando però un po’ più in là nel tempo, potrebbe riservare sorprese positive all’Italia: secondo le previsioni del Cedefop (Centro europeo per lo sviluppo e la formazione professionale), istituto di ricerca economica della Commissione Europea con sede a Salonicco (Grecia), il numero di occupati in Italia tornerà ai livelli del 2008 (precedenti alla crisi) entro il 2020, quattro-cinque anni prima rispetto alla media Ue. Non solo, l’altra buona notizia che emerge dallo studio “Italy: Skills forecasts to 2025”, è che non ci si limiterà a recuperare i posti perduti: l’occupazione continuerà a crescere fino al 2025 (lì le previsioni si fermano).

Il mercato del lavoro cambierà però per molti aspetti: se a tornare ai livelli precrisi saranno i numeri generali, in dettaglio la composizione per settori sarà molto diversa. Intanto la crescita non si concentrerà là dove ci sono state le perdite maggiori: se ad arretrare in modo robusto tra il 2008 e il 2013 sono stati soprattutto il manifatturiero e le costruzioni, ad assorbire nuovi occupati invece tra il 2013 e il 2025 saranno soprattutto i servizi finanziari e i servizi in generale, la distribuzione e i trasporti. Il manifatturiero e le costruzioni si limiteranno a rimanere stabili, mentre l’agricoltura perderà occupati.
In particolare per quanto riguarda il tipo di specializzazione richiesta ai lavoratori, gli analisti di Cedefop ritengono che “una quota importante delle possibilità di lavoro, circa il 22%, sarà per i professionisti e per i tecnici specializzati”. In particolare saranno molto “occupabili” gli esperti in scienze applicate, ma anche i tecnici nelle professioni artistiche, gli ingegneri, richiesti anche i professionisti nel campo della salute, dell’economia e della Pa. Un’esigenza, quella di qualifiche medio-alte, che, a giudicare dalle previsioni, verrà colta dai lavoratori, il cui livello di preparazione si alzerà in modo considerevole da qui al 2025. Se infatti nel 2005 le forze di lavoro si suddividevano in un 15,6% di lavoratori altamente qualificati, un 42,8% di media qualifica e un 41,6% di basse qualifiche (percentuali molto diverse dalle medie europee che erano rispettivamente del 25,4%, 47,1% e 27,5%), nel 2025 la quota maggiore sarà sempre riservata alle qualifiche di media levatura (46,7%, abbastanza in linea con il 44,4% della Ue-28) però nel frattempo la percentuale di lavoratori altamente qualificati raddoppierà, raggiungendo il 30,8% (certo sempre parecchio al di sotto della media Ue che nel frattempo avrà raggiunto il 38,8%), mentre quella dei lavoratori poco qualificati si dimezzerà, arrivando al 22,5% (ma nella Ue la media è ampiamente al di sotto, al 16,8%).
I lavoratori con qualifiche professionali di alto livello non dovrebbero rimanere delusi: la richiesta di manager e di professionisti sarà addirittura più alta della media Ue, una previsione che sembra suggerire un cambio di passo non solo del mercato del lavoro, ma in genere dell’organizzazione e della produzione. I lavoratori ad alta e media qualifica in generale saranno i più richiesti, mentre per quelli a bassa qualifica non si prevede alcuna espansione della domanda da qui al 2025, solo un modesto tasso di sostituzione. Però le previsioni demografiche suggeriscono anche che l’Italia sarà sempre meno un Paese per giovani: si ridurranno di molto i lavoratori della fascia compresa tra i 30 e i 49 anni, mentre aumenteranno quelli di età superiore a 50. E in generale le “forze di lavoro” saranno in percentuale inferiori a quelle della media Ue, proprio per via dell’invecchiamento graduale della popolazione.
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