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Ue, nuovo fronte russo l’Antitrust accusa Gazprom “Abusa della sua forza”

Dopo una quindicina d’anni di domande cadute nel vuoto, e tre di istruttoria, la Commissione europea accusa formalmente Gazprom di abuso di posizione dominante per alcune pratiche commerciali nel mercati del gas dell’Europa centrale e orientale. Il colosso rischia un’ammenda fino al 10% del fatturato, ossia fino a 9 miliardi di euro.

I rilievi non sorprendono: quello che per eufemismo si chiama mercato del gas europeo è nei fatti un oligopolio naturale, in cui gran parte dei volumi è venduta da un pugno di produttori a clienti “unici”, quale è Eni per l’Italia. La notizia, piuttosto, sta nel fatto che il passo dell’antitrust Ue arrivi in una fase pessima dei rapporti tra Russia ed Europa. Dopo quasi un anno di sanzioni per l’invasione della Crimea, costate al Cremlino 25 miliardi di euro nel 2014, e per il premier Dmitri Medvedev fino a 75 miliardi quest’anno, la superpotenza è in recessione. Mettere nel mirino gli idrocarburi, prima fonte dell’attivo di Mosca, può far male più di nuove sanzioni. Quello su Gazprom «non è un dossier politico — ha detto Margrethe Vestager, commissario Ue al mercato — ma basato sui fatti. Secondo noi Gazprom potrebbe aver eretto ostacoli artificiali che impediscono il passaggio del gas da alcuni paesi dell’Europa ad altri, intralciando la concorrenza transfrontaliera». Dal gruppo russo la prima reazione è stata stizzita: «Obiezioni infondate, noi rispettiamo strettamente tutte le norme di legge e le legislazioni dei paesi in cui operiamo». Più tardi Mosca ha usato parole più miti: «Il governo spera che vengano trovate soluzioni di compromesso — ha detto un portavoce — . Il Cremlino conta sull’approccio imparziale dell’Ue verso Gazprom, che con la Russia difenderà i propri interessi».
Bruxelles contesta i divieti di riesportazione del gas che Gazprom impone ai paesi clienti — anche mediante veti su grossisti e luoghi di consegna — e la sua politica di prezzo, che fa leva su una posizione dominante per porre condizioni gravose. Pratiche anticoncorrenziali sarebbero emerse nelle nazioni che un tempo Mosca chiamava “sorelle”, e con cui oggi le relazioni sono spesso peggiori che con la vecchia Europa: Bulgaria, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia. Stranamente — forse per cautela politica — non compaiono nel dossier Germania, Italia e Francia, tra i primi clienti di Gazprom sottoposti da sempre agli stessi niet sulla riesportazione di gas, ma forse meno sfavoriti sui prezzi via tubo: mentre nei paesi baltici, in Polonia e in Bulgaria i contratti russi costano fino a un terzo in più che a Ovest.
Sullo sfondo resta anche il dossier Turkish Stream, gasdotto nato dalle ceneri di South Stream che doveva solcare il Mar Nero sboccando in Bulgaria (ma l’Ue ha negato i permessi). Il nuovo progetto, da cui Saipem spera commesse miliardarie, vuol passare tra la non allineata Turchia e la riottosa Grecia. Bruxelles dirà sì?
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