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Ue: niente tesoretti, troppo rischiosi

Debito ancora troppo alto e crescita ancora troppo debole. In Europa, solo Cipro, Grecia e Finlandia registrano tassi di crescita inferiori al nostro. L’Italia che esce dalle previsioni economiche di primavera della Commissione europea rimane, se non il malato, il convalescente più problematico tra i grandi Paesi di una zona euro finalmente fuori dalla più lunga crisi del dopoguerra. Un quadro che la recente sentenza della Corte costituzionale contro il congelamento delle pensioni rende ancora meno allettante. Perché, su questo punto, a Bruxelles non ci sono dubbi: i maggiori costi che deriveranno per l’erario dalla decisione della Consulta dovranno essere compensati «in modo di non deviare dal binario del risanamento».
Che Bruxelles continui a guardare con preoccupazione allo stato della nostra economia, pur sostenendo l’operato del governo italiano, si deduce da due elementi. Il primo è che nelle previsioni è incorporato l’aumento dell’Iva, che scatterà solo se non si dovessero raggiungere gli obiettivi di bilancio con altri mezzi. Il secondo è che, nell’analisi della Commissione, si evidenziano per il bilancio 2016 «rischi relativi a possibili misure espansive addizionali annunciate nel Programma di Stabilità ma non dettagliate»: un riferimento neppure troppo velato all’eventuale utilizzo del “tesoretto” da 1,6 miliardi che il governo potrebbe decidere di utilizzare ancora prima che la plusvalenza prevista si realizzi.
«Le principali sfide dell’Italia sono l’elevato debito pubblico e la crescita che rimane bassa. Questo impone una politica di bilancio prudente assieme a una agenda di riforme ambiziosa», ha spiegato il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. La previsioni, naturalmente, non prendono in conto gli effetti della sentenza della Corte costituzionale, che potrebbe aumentare l’onere per l’erario di una decina di miliardi. Bruxelles non ha potuto tenerne conto anche perché il governo italiano sta ancora cercando di quantificare con esattezza quale sarà il costo della decisione dei giudici costituzionali. Ma su un punto la Commssione è irremovibile: i saldi di bilancio non devono cambiare. Se lo scongelamento delle pensioni comporterà maggiori spese, queste dovranno essere compensate con azioni appropriate. «Comprendiamo che le autorità italiane stanno valutando la questione, che certo prevede un impatto sulle finanze pubbliche; ma sta a loro dire con quali misure compenseranno le perdite », ha spiegato Moscovici.
Su questo punto però ieri il ministro Pier Carlo Padoan è sembrato escludere una manovra correttiva. «Stiamo lavorando in tutte le direzioni per assumere una decisione conforme alle leggi e rispettosa della decisione dei giudici, ma che minimizzi i costi per la finanza pubblica. Quando avremo fatto i conti, faremo tutte le valutazioni. Non mi sembra che ci sia una manovra all’orizzonte », ha detto il responsabile di via XX Settembre. In ogni caso da Bruxelles premono su Roma per sapere come il governo intende far fronte al problema, possibilmente prima del 13 maggio, quando la Commissione dovrà pubblicare le raccomandazioni di politica economi- ca per ciascun Paese dell’eurozona. A Roma si lavora ad un decreto ad hoc.
In complesso, comunque, nonostante le evidenti preoccupazioni, il giudizio di Bruxelles sul governo è nettamente positivo. In particolare per quanto riguarda la riforma del lavoro. «L’esenzione contributiva per i nuovi contratti permanenti nel 2015 sosterrà l’occupazione dato l’incentivodelle imprese ad anticipare le assunzioni», scrive Bruxelles, che prevede una occupazione in crescita dello 0,6 quest’anno e dello 0,8% il prossimo, anche se il tasso di disoccupazione resta fisso ad un preoccupante 12,4% nei due anni: ben al di sopra della zona euro, dove cala dall’11 al 10,5%.
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