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Ue, l’Italia all’attacco “Non cambieremo la legge di Stabilità”

ROMA.
L’Italia non cambia i suoi piani, prosegue la battaglia in Europa per ottenere flessibilità sui conti. L’intenzione è chiara, Palazzo Chigi non ha nessuna voglia di cambiare la manovra 2016 che fissa il deficit al 2,4% del Pil. E proverà a non fare alcuna correzione.
La giornata si apre con il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che apprezza la decisione di Renzi di sbloccare i fondi in favore della Turchia, i 3 miliardi promessi ad Ankara per chiudere la rotta dei migranti che poi tramite la Grecia arrivano in Germania. Tra l’altro il conto di Roma scende da 281 milioni a 224, che non saranno conteggiati nel deficit. Ma la frase più importante di Juncker riguarda le regole sui conti pubblici: «La Commissione svolgerà il suo ruolo nella valutazione dei bilanci nazionali senza cadere in una politica rigida e stupida d’austerità, la flessibilità da noi introdotta è sufficiente per permettere ai diversi paesi di proporre bilanci che corrispondono a tutte le regole ed esigenze ».
Un segnale tranquillizzante per l’Italia, che ieri ha comunque proseguito la sua offensiva. L’ambasciatore presso l’Unione, l’uscente Stefano Sannino, ha allegato una dichiarazione unilaterale al testo approvato dai Ventotto sulla Turchia in cui ribadisce che per Roma al pari di quelli per Ankara, anche i soldi per la gestione della crisi dei migranti dovranno essere scomputati dal disavanzo. Ma c’è di più, e questo è il passaggio chiave: Roma «aspetta fortemente che il totale dei costi sostenuti dall’Italia dall’inizio della crisi libica non siano tenuti in considerazione per il calcolo del deficit di uno Stato membro». E il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, si augura «che la risposta della Ue sull’ammissibilità delle nostre richieste arrivi presto».
Per capire il senso della richiesta bisogna considerare che nel negoziato con Bruxelles per l’approvazione della manovra, congelata fino a maggio, mancano all’appello proprio i 3,3 miliardi indicati dal governo come spese straordinarie per i migranti da non conteggiare nel deficit. Il punto è che in una nota approvata in autunno Bruxelles fa rientrare nella flessibilità l’incremento dei costi legati ai rifugiati sostenuti dai governi nazionali dal 2014 ad oggi. Un criterio che favorisce paesi come l’Austria, che hanno affrontato l’ondata migratoria nell’ultimo anno, ma penalizza l’Italia, che dal 2014 ad oggi non ha visto un aumento degli arrivi (e dei costi) poiché l’emergenza era iniziata dal 2012, appunto dall’aggravarsi della crisi libica. Quindi Roma chiede di cambiare i parametri: se si partisse a conteggiare dal 2013 il Tesoro potrebbe giustificare un aumento dei costi di 2 miliardi mentre restando al 2014 di soli 600 milioni (Padoan calcola in 1,2 miliardi le spese sostenute nel 2012-2013, 2,5 nel 2014 e 3,1 nel 2016). E se ai 2 miliardi che arriverebbero con la modifica del criterio per il calcolo si aggiungono le spese in sicurezza annunciate da Renzi all’indomani delle stragi di Parigi, il conto è fatto: 3,3 miliardi di sconto sul risanamento. Che se entrassero nella flessibilità porterebbero la Commissione a dare il via libera al deficit 2016 al 2,4% previsto dalla Finanziaria. E visto che Renzi respinge l’ipotesi di una manovra bis che corregga i conti in corso d’anno, un aumento della flessibilità ridurrebbe i rischi in caso di peggioramento dei conti in quanto Roma avrebbe qualche decimale di margine per salvarsi da una eventuale procedura per deficit che toglierebbe al premier margini di manovra in economia nel biennio elettorale. Tra l’altro che i conti peggiorino è ormai certo: proprio oggi Bruxelles pubblica le sue previsioni economiche che alzano la stima del deficit 2016 al 2,5% e abbassano la crescita dall’1,6% pronosticato dal governo all’1,4%. Intanto proseguono i negoziati sotterranei per trovare un accordo con l’Europa. E una nuova tappa della trattativa tocca domani l’Aia, dove Renzi incontrerà il premier olandese Rutte, presidente di turno dell’Unione.
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