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Ue, ecco le condizioni del divorzio

Dopo mesi di tira-e-molla, il Regno Unito ha ufficialmente notificato ieri la sua decisione di uscire dall’Unione, aprendo negoziati diplomatici con Bruxelles che si prevedono lunghi e complicati. Nel commentare lo storico evento, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha avvertito che le prossime trattative vorranno essere l’occasione «per limitare i danni» e soprattutto preservare l’unità tra i Ventisette, che è stata finora la conseguenza positiva di Brexit.
La notifica è arrivata per mano dell’ambasciatore britannico presso l’Unione, Tim Barrow, un uomo di 53 anni dalla barba canuta che fino all’anno scorso era il rappresentante di Sua Maestà a Mosca. Giunto in mattinata nella sede del Consiglio europeo, l’ambasciatore Barrow ha consegnato al presidente Tusk una lettera di sei pagine firmata dalla premier Theresa May nello stesso modo formale in cui un ambasciatore presenta le proprie credenziali al momento della nomina.
A nove mesi dal referendum popolare del 23 giugno 2016, cinque fotografi hanno assistito alla scena: il fotografo ufficiale del Consiglio europeo, tre agenzie di stampa, e il rappresentante di un pool di fotografi indipendenti. In una dichiarazione alla stampa, l’ex premier polacco ha ammesso: «Non c’è ragione per fingere che questa sia una giornata felice». Le prossime trattative di divorzio avranno come obiettivo «di limitare i danni» (“Damage control”, ha detto in inglese).
I Ventisette riceveranno domani dal presidente Tusk una bozza di linee-guida negoziali che saranno chiamati ad approvare in un summit a livello di capi di Stato e di governo il 29 aprile. Riunioni diplomatiche di preparazione del testo dovrebbero svolgersi l’11 e il 24 aprile. Spiega un alto responsabile europeo: «Alcuni Paesi vorranno che le loro particolari preoccupazioni vengano inserite nelle linee-guida. Non vogliamo però in questa fase essere troppo specifici».
Secondo le informazioni raccolte qui a Bruxelles, le linee-guida saranno generiche; ma dovrebbero contenere elementi relativi al caso dell’Irlanda, preoccupata dall’impatto che Brexit potrebbe avere in Ulster. Vi saranno anche principi generali relativi ai diritti dei cittadini, ai costi e alla sequenza delle trattative. Una volta approvate le linee-guida, i governi metteranno a punto un mandato negoziale che verrà utilizzato dal capo negoziatore Michel Barnier in nome e per conto dei Ventisette.
In un comunicato del Consiglio europeo, i Paesi membri hanno assicurato ieri che intendono affrontare il prossimo negoziato «uniti» con lo scopo di «preservare i propri interessi». I Ventisette hanno aggiunto di voler affrontare la trattativa in modo «costruttivo» con «l’obiettivo di raggiungere un accordo». Quest’ultima precisazione non è banale. Una prima bozza della dichiarazione lasciava aperta la porta all’ipotesi di una mancata intesa con il Regno Unito.
Tra Londra e Bruxelles uno dei nodi è quello della sequenza. Nella sua lettera, la premier May spiega che vuole negoziare al tempo stesso il divorzio e il partenariato. Nel loro comunicato, invece, i Ventisette ribadiscono che prima si risolve il divorzio e poi si affronta il partenariato. Da Berlino, la cancelliera Angela Merkel, dopo aver espresso rammarico per il passo di Londra («Non abbiamo certamente desiderato questo giorno»), ha precisato: «Durante il negoziato dobbiamo prima di tutto capire come sbrogliare i legami in modo ordinato (…) Solo dopo affronteremo la nuova relazione con il Regno Unito».
L’articolo 50 dei Trattati, che regolerà il processo di Brexit, contiene un certo grado di ambiguità. Spiega che le trattative di uscita devono avvenire «tenendo conto del quadro della futura relazione» del Paese con l’Unione. «Il primo obiettivo dei Ventisette – spiega un diplomatico – è di ridurre l’incertezza per i cittadini, le aziende e gli Stati. Una volta risolto questo aspetto, si passerà al futuro rapporto tra Londra e l’Unione. Sarà lo stesso negoziato a dettare naturalmente la sequenza».
Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è detto sicuro che Londra «rimpiangerà» la scelta. Non si tratta solo di districare legami giuridici quarantennali, ma anche di evitare tensioni politiche tali da mettere a repentaglio il futuro stesso dell’Unione. In un commento su France 24, Yves Bertoncini, direttore dell’Institut Delors a Parigi, ha dichiarato: «Si passa da un matrimonio a un Dico (un partenariato di convivenza, ndr). Bisogna ora stabilire i termini di un nuovo contratto».

Beda Romano

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