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Ue, la battaglia sui 170 miliardi di tasse eluse

Le cifre le snocciola il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni: «Gli Stati membri stanno perdendo decine di miliardi ogni anno a causa della frode, dell’evasione e dell’elusione fiscali: circa 50 miliardi all’anno per la frode dell’Iva transfrontaliera; 46 miliardi per l’evasione fiscale internazionale da parte di persone fisiche; tra 35 e 70 miliardi ogni anno a seguito dell’elusione dell’imposta sulle società nell’Ue. Tutto questo richiede un’azione risoluta». Parte da qui e dalla constatazione che dopo il Covid le casse pubbliche avranno bisogno di risorse per la ripresa e per la transizione verde e digitale il piano della Commissione — intitolato «La tassazione delle imprese per il 21esimo secolo» — che punta ad aggiornare i sistemi fiscali dell’Ue .

«Vogliamo utilizzare il fisco — ha spiegato Gentiloni — da un lato per ridurre le frodi, l’evasione e l’elusione fiscale, dall’altro per fare pagare le tasse dove si realizzano i profitti da parte delle grandi imprese non dove hanno le proprie sedi legali e, in terzo luogo, attraverso una tassazione minima per evitare una concorrenza sleale tra Paesi europei, per evitare di danneggiarci l’uno con l’altro come purtroppo sta accadendo». Un’impresa non semplice tenuto conto che in materia fiscale le decisioni richiedo l’unanimità degli Stati membri e finora tutti i tentativi di riforma fiscale nell’Ue si sono arenati. Tuttavia il clima è cambiato anche a livello internazionale, all’Ocse è in corso un negoziato sulla tassazione delle multinazionali rilanciato dagli Stati Uniti dopo il blocco da parte dell’amministrazione Trump, e l’aspettativa è di raggiungere un accordo politico entro settembre, cui seguiranno i dettagli tecnici (e si sa che il diavolo sta nei dettagli). L’Ue proporrà una direttiva per attuare la convenzione internazionale una volta che all’Ocse sarà stata raggiunta l’intesa sulla riallocazione dei diritti di tassazione (far pagare le imposte nei Paesi in cui le multinazionali realizzano i profitti) e una seconda direttiva per l’attuazione della tassazione minima effettiva. «Costruire il consenso nell’Ue non è facile — ha detto Gentiloni — ma possibile». Il 14 luglio la Commissione presenterà la proposta per l’introduzione della Digital Tax e del Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera (carbon tax), due delle nuove risorse proprie che serviranno per ripagare Next Generation Eu. Intanto ieri il Parlamento finlandese ha finalmente ratificato la decisione sulle nuove risorse proprie dell’Ue. Mancano all’appello Austria, Ungheria, Olanda, Polonia e Romania. Finché tutti i 27 non avranno completato la ratifica la Commissione non potrà andare emettere bond.

Come intende procedere l’Ue nella riforma del fisco? Con un’azione a breve e lungo termine. Come ha spiegato il vicepresidente Valdis Dombrovskis, l’Ue «aumenterà la trasparenza pubblica sulle tasse pagate dai grandi attori economici e affronterà l’uso improprio delle società di comodo a fini fiscali». A lungo termine Bruxelles proporrà entro il 2023 «un quadro olistico dell’Ue per la tassazione delle imprese»: è l’iniziativa Befit («Business in Europe: Framework for Income Taxation»), che mira a «creare un regolamento comune per i gruppi di società che operano nel mercato unico, ridurre gli ostacoli agli investimenti transfrontalieri, tagliare i costi di conformità». Befit sostituirà la vecchia proposta per una base imponibile comune ferma dal 2016.

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