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Ue: “In Italia la crescita più bassa fate di più per ridurre il debito”

L’Italia resta il grande malato di un’Europa che sta lentamente consolidando la ripresa. Un malato più disciplinato e più virtuoso di altri partner Ue, d’accordo, ma che rimane intrappolato sotto il peso incrociato di un debito troppo alto e di una crescita troppo debole. Questo è il quadro che emerge dalle previsioni invernali della Commissione europea illustrate ieri dal responsabile per gli Affari economici, Olli Rehn.

Mentre l’eurozona registra una ripresa dell’1,2 quest’anno e dell’1,8 l’anno prossimo, l’economia italiana continua a languire sull’orlo della stagnazione: per il 2014 si prevede una crescita dello 0,6 per cento, inferiore anche alle stime di autunno della stessa Commissione (0,7%) e molto al di sotto di quelle del governo (1,1%). A parte Cipro e la Slovenia, che restano in recessione, siamo il fanalino di coda alla pari con la Grecia, che però l’anno prossimo registrerà un balzo del 2,9 per cento, mentre noi resteremo a 1,2, ben al di sotto della media Ue. Anche la disoccupazione resta alta, al 12,6 per cento, superando la media europea di sei decimi di punto.
Le cose vanno un po’ meglio sul fronte dei conti pubblici grazie soprattutto, ha spiegato Rehn, al calo dello spread che consente un grosso risparmio sul finanziamento del debito. «Il rendimento dei titoli di Stato ha beneficiato della crescente fiducia nella determinazione dell’Italia ad assicurare la sostenibilità delle sue finanze pubbliche », ha detto il commissario. Il deficit dell’Italia scenderà al 2,6 per cento quest’anno e al 2,2 nel 2015. Su questo fronte, facciamo molto meglio di Paesi come la Francia e la Spagna, che restano sotto procedura e che non ne usciranno molto presto. Parigi e Madrid avevano già ottenuto proroghe per rientrare sotto il limite del 3 per cento. Tuttavia, secondo le previsioni pubblicate ieri, non riusciranno ad aggiustare i conti pubblici neppure alle nuove scadenze che erano state loro concesse.
Ma se il deficit dimostra un andamento positivo, il debito dell’Italia resta molto elevato e crescerà ancora quest’anno fino al 133,4 per cento del Pil, per scendere un po’ nel 2015 al 132,4. A Bruxelles questo non basta: «Il debito pubblico italiano va ridotto con un aggiustamento maggiore», ha detto ieri Olli Rehn, senza tuttavia dare indicazioni precise sulle ricette da adottare, ma limitandosi ad annunciare che il 5 marzo la Commissione presenterà uno studiodettagliato sugli squilibri economici di Italia, Francia e Germania «con l’indicazione dei criteri che seguiremo per le raccomandazioni specifiche di inizio giugno». Rehn si è detto convinto che il nuovo governo saprà adottare le misure necessarie: «Padoan è stato autore di relazioni Ocse sulla crescita e le riforme strutturali: conosce benissimo quello che bisogna fare per la ripresa e sono certo che lo realizzerà in Italia».
Ieri proprio il nuovo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha rilasciato un commento alle previsioni della Commissione che appare in piena sintonia con quanto ci chiedono i nostri partner: «Queste previsioni, tra cui un andamento del Pil ancora non soddisfacente, sottolineano la necessità di azioni volte a stimolare la crescita e al tempo stesso a mettere sul piano della discesa il debito pubblico. Al perseguimento di questi risultaticontribuiranno il processo di privatizzazioni già avviato e l’intera azione di riforme cui si accinge il governo». Poi una nota di ottimismo: «La Commissione stima una ripresa degli investimenti in Italia per la prima volta dal 2010, e a tassi superiori a quelli registrati negli ultimi dieci anni. Si tratta di una inversione di tendenza fondamentale per favorire l’aumento dell’occupazione».
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