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Ue, i grandi in campo contro l’evasione

Si parlerà anche di lotta all’evasione fiscale questo fine settimana a Dublino, dove i ministri delle Finanze e i banchieri centrali dei 27 si riuniranno per un Ecofin informale. La questione è improvvisamente tornata d’attualità dopo la pubblicazione di incredibili informazioni sul ruolo crescente dei paradisi fiscali off-shore per molti cittadini europei e mentre Austria e Lussemburgo sono sotto pressione perché rivedano le loro leggi nazionali sul segreto bancario.
Cinque paesi europei, tra cui l’Italia, hanno mandato ieri una lettera alla Commissione europea per annunciare di voler lavorare insieme su «una piattaforma multilaterale di scambio di informazioni» che consenta di lottare efficacemente contro l’evasione fiscale. Nella missiva, inviata al Commissario al fisco, Algirdas Semeta, i ministri delle Finanze di Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito hanno spiegato che il loro obiettivo è di creare un sistema che serva di modello a livello internazionale.
«Invitiamo altri Paesi membri dell’Unione ad associarsi a questo progetto-pilota, e speriamo che l’Europa prenderà la guida nel promuovere un sistema globale di scambio di informazioni che contribuisca a rimuovere i nascondigli per tutti coloro che cercano di evadere le tasse», si legge nella lettera firmata dal tedesco Wolfgang Schäuble, il francese Pierre Moscovici, l’italiano Vittorio Grilli, lo spagnolo Cristóbal Montoro Romero e l’inglese George Osborne.
Nella loro missiva, i ministri si riferiscono al Foreign Account Tax Compliance, una legge del 2010 che permette alle autorità statunitensi di raccogliere tutte le informazioni sui conti bancari, gli investimenti e i redditi dei cittadini americani all’estero. In un comunicato, Semeta ha detto di accogliere positivamente l’iniziativa dei cinque paesi: «Lo scambio automatico di informazioni è l’unico modo di procedere (…). La trasparenza è un aspetto chiave per lottare contro l’evasione fiscale».
La presa di posizione dei cinque più importanti paesi dell’Unione europea giunge in un momento molto particolare. Tra venerdì e sabato, la questione dell’evasione fiscale sarà argomento di discussione in un Ecofin informale a Dublino. Nel frattempo, la recente pubblicazione di informazioni sui conti off-shore di cittadini europei ha dato nuova enfasi a un problema molto sentito, soprattutto nei paesi occidentali, iperindebitati e alla ricerca disperata di denaro fresco.
Criticati per via del loro segreto bancario, Austria e Lussemburgo hanno aperto la porta a un cambio di politica. Ieri ancora il cancelliere austriaco, il socialdemocratico Werner Faymann, ha detto che il principio potrebbe essere allentato per i cittadini stranieri con un conto in Austria, ma rimarrebbe per i cittadini austriaci. «Stiamo cercando di trovare forme appropriate per combattere meglio di prima la frode fiscale. Condurremo le trattative a Bruxelles con il Lussemburgo», ha detto Faymann a Vienna.
Dal canto suo, il ministro delle Finanze, la democristiana Maria Fekter, ha sottolineato come la costituzione austriaca protegga la privacy dei cittadini e che lo scambio automatico di dati rischia di non essere possibile. Vienna sembra divisa sulla questione. Secondo dati ufficiali, il denaro parcheggiato in Austria da cittadini europei ammonta a 35 miliardi di euro, pari al 10% del totale dei depositi. Alcuni commentatori sono convinti che il segreto bancario sia nel paese più una questione emotiva che altro.
In questo momento, Austria e Lussemburgo non condividono con i propri vicini europei informazioni bancarie, a differenza degli altri paesi dell’Unione. Si limitano a raccogliere una tassa sugli interessi riversandola ai paesi interessati in forma anonima. Peraltro, sia l’Austria che il Lussemburgo stanno bloccando da anni nuove norme europee sulla tassazione del risparmio. La lettera dei cinque governi è quindi l’ennesimo atto di pressione nei loro confronti.

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