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Ue frena su aiuti di Stato. Gentiloni:“Difenderemo i lavoratori di Alitalia”

Nel giorno in cui iniziano le trattative tra governo e Commissione europea per il salvataggio di Alitalia, il premier Paolo Gentiloni convoca un nuovo vertice con i ministri interessati al dossier. In serata a Palazzo Chigi arrivano Carlo Calenda, Graziano Delrio, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan. Proprio Gentiloni ha ribadito il suo no a far rientrare lo Stato nella società: «Non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione di Alitalia». «Tuttavia — ha aggiunto — il governo difenderà lavoratori, utenti e contribuenti per non disperdere risorse e asset della compagnia». A questo servirà il prestito ponte da 300-400 milioni, ad evitare il collasso di Az che altrimenti entro qualche settimana finirebbe i soldi per pagare gli stipendi e permettere al commissario straordinario di scrivere un piano di ristrutturazione. Ma è una corsa contro il tempo, il via libera europeo al prestito ponte non è scontato e deve arrivare prima della sua erogazione.
E così, come nel 2008 e nel 2001, si riapre il confronto con la Commissione, pronta a bocciare qualsiasi intervento pubblico che configuri aiuto di Stato e quindi faccia cadere sui contribuenti i costi del salvataggio. In linea teorica Alitalia potrà beneficiare di un ennesimo prestito visto che la nuova compagnia nata con Cai nel 2008 ha beneficiato di una soluzione di continuità rispetto alla precedente società e quindi non cade nel divieto Ue di ulteriori aiuti prima di 10 anni dall’ultimo intervento. I soldi, spiegavano ieri dal governo, potrebbero arrivare riciclando i 300 milioni inseriti nella manovrina per Invitalia a garanzia del piano poi bocciato dal referendum aziendale.
«Siamo in contatto costruttivo con l’Italia», affermava ieri un portavoce della Commissione, anche se si tratta di trattative preliminari visto che Roma non ha ancora notificato nulla. Il negoziato sul prestito ponte dovrà essere rapido e numerosi i paletti da superare: ci sono alcune condizioni specifiche che i funzionari Ue stanno scrivendo in queste ore e poi quelli generali, come il tasso di interesse al quale viene erogato: deve essere pari a quello di mercato per non configurare aiuto illegale. Il prestito potrà avere una durata massima di sei mesi per fornire liquidità di cassa, non interventi strutturali. «L’ok — spiegava ieri un ministro dietro anonimato — non è scontato, servirà un negoziato duro ma alla fine dovrebbe arrivare perché serve ad evitare il fallimento». Con l’eventuale via libera di Bruxelles, al termine dei sei mesi il prestito dovrà essere rimborsato e il governo dovrà presentare un piano di ristrutturazione, finanziabile con un altro prestito o iniziare la liquidazione fallimentare. Dunque sarà cruciale la scelta del governo se snellire con duri sacrifici la compagnia e renderla appetibile sul mercato, si parla di Lufthansa, o se avviare la liquidazione. Scelta sulla quale peserà anche la volontà di Renzi che ieri ha indicato: «Non più soldi pubblici ma una proposta del Pd entro il 15 maggio».

Alberto D’Argenio

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