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Ue: fondi privati per le banche

di Beda Romano

La Commissione europea ha colto il momento delicatissimo di questi giorni per riprendere l'iniziativa politica. In un discorso davanti al Parlamento europeo, il secondo in due settimane, il presidente José Manuel Barroso ha tracciato le linee-guida di un'uscita dalla crisi che prevede oltre a una ricapitalizzazione delle banche anche nuove regole sul monitoraggio europeo dei bilanci nazionali.

La strategia presentata da Barroso si fonda su cinque pilastri: una soluzione durevole alla crisi finanziaria greca, un rafforzamento del fondo di stabilità europeo, una ricapitalizzazione delle banche, nuove politiche a favore della crescita e nuove misure in vista di un migliore controllo reciproco sull'andamento dei conti pubblici nazionali. Il pacchetto è ambizioso, forse troppo nell'ottica degli Stati membri.

Sul versante greco, il presidente non ha voluto dare consigli pratici, a conferma che le diplomazie nazionali sono ancora al lavoro. Alcuni Paesi vorrebbero aumentare il contributo delle banche nel salvataggio del Paese, decurtando il valore del debito in mano agli investitori. Per ora l'accordo del 21 luglio prevede una quota del 21%. La Germania vuole salire al 50%; altri Paesi insieme alla Banca centrale europea frenano.

Sul fronte delle ricapitalizzazioni bancarie, Barroso ha insistito sulla necessità di dotare le banche di requisiti patrimoniali «significativamente più elevati», senza dare cifre sul Core Tier One da raggiungere. Sul metodo da utilizzare, la Commissione ha scelto la linea tedesca, cioè l'idea che debba avvenire con fondi privati; se questo non fosse possibile, si dovrebbe ricorrere a fondi pubblici e solo in ultima analisi al fondo di stabilità Efsf.

Anche Parigi sembra muoversi in questa direzione (aprendo la porta a un compromesso con la Germania?). Ieri Valérie Pécresse, il ministro del Bilancio e portavoce del governo, ha spiegato che la Francia è pronta a ricapitalizzare le banche anche senza l'aiuto dell'EFSF. Finora, la Francia voleva che l'operazione avvenisse attraverso il salvagente europeo, pur di evitare imbarazzanti iniezioni di denaro pubblico francese.

Il piano della Commissione sul fronte bancario rispecchia quello dell'Autorità bancaria europea, anche se non vi sono cifre sul Core Tier One: forse perché l'idea di un obiettivo del 9%, emerso sulla stampa, è parso troppo controverso in molte capitali? Barroso comunque ha aggiunto l'idea di vietare la distribuzione di dividendi o di bonus nel caso i requisiti patrimoniali non fossero a livelli sufficienti.

Dal mondo finanziario giungono malumori sull'idea di imporre nuove ricapitalizzazioni. Ai corsi attuali di borsa, molte banche preferirebbero vendere attività piuttosto che raccogliere denaro sul mercato. Più in generale, secondo Barroso la strategia europea deve risolvere la crisi finanziaria, aiutare l'economia e rafforzare la governance. Su quest'ultimo punto, la recente riforma del patto di stabilità non è ritenuta sufficiente.

Le autorità comunitarie vogliono presentare proposte ai sensi dell'articolo 136 del trattato per permettere al duo commissione-consiglio di analizzare ex-ante le finanziarie nazionali, chiedere una seconda lettura nei casi più seri, suggerire emendamenti nel corso dell'anno, e seguire l'applicazione dei bilanci nazionali. Barroso si è detto favorevole a una maggiore integrazione della zona euro e a modifiche dei trattati.

In fin dei conti, il presidente dell'esecutivo comunitario ha voluto ieri mettere i governi davanti alle loro responsabilità, a poco più di una settimana dal prossimo consiglio europeo. L'iniziativa non va letta solo nel desiderio di trovare una via di uscita dalla crisi, ma anche alla luce del braccio di ferro tra governi e Commissione sulla futura guida della zona euro: la scelta è tra metodo comunitario e soluzione intergovernativa.

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