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Ue flessibile su Basilea 3

BRUXELLES – Dopo settimane di difficilissimo negoziato, la Gran Bretagna è riuscita ieri a strappare ampi margini di flessibilità nell’applicazione in Europa delle regole patrimoniali di Basilea 3. Il compromesso, che riguarda una bozza di direttiva presentata dalla Commissione, non solo mette pericolosamente in dubbio l’adozione di norme comuni in campo bancario nell’Unione a 27, ma si rivela per molti versi una breccia nella creazione di un mercato unico.
«Abbiamo trovato finalmente un equilibrio tra omogeneità delle regole e flessibilità a livello nazionale», ha spiegato ieri pomeriggio il ministro delle Finanze danese Margrethe Vestager, presidente di turno dell’Ecofin, annunciando l’accordo dopo una riunione dei ministri finanziari dell’Unione a Bruxelles. L’intesa è stata approvata all’unanimità, dopo che due settimane fa l’allora compromesso era stato bloccato tra le altre cose dal cancelliere dello scacchiere, George Osborne.
La partita negoziale è stata particolarmente ostica. Tutti in Europa, Governi nazionali e autorità comunitarie, erano dell’avviso che bisognasse trasporre nel diritto comunitario le regole di Basilea 3 sui requisiti patrimoniali delle banche concedendo comunque margini di flessibilità alle autorità nazionali per permettere loro di scongiurare l’emergere di bolle speculative nel proprio paese (la lezione spagnola ha lasciato il segno). Il problema è che alcuni Stati membri hanno voluto margini di libertà molto ampi.
In prima fila in questa battaglia vi sono stati tre Paesi: la Gran Bretagna, a causa del peso della City londinese nel prodotto interno lordo; la Polonia, di cui molte banche sono in mani straniere; e la Svezia le cui attività bancarie hanno un valore pari al 400% del Pil nazionale. A dire di molti diplomatici, Osborne ha giocato una partita magistrale, riuscendo a strappare la libertà necessaria per applicare il piano messo a punto in Gran Bretagna da John Vickers, presidente della Independent Commission on Banking.
Tra le altre cose, il compromesso stabilisce che le autorità nazionali potranno – oltre al requisito del 7% previsto da Basilea 3 – introdurre addizionali cuscinetti di capitale pari al 3% in piena libertà, vale a dire indipendentemente dall’esposizione, nazionale o internazionale. Il testo precedente della direttiva garantiva libertà solo per l’esposizione domestica. Un ulteriore cuscinetto del 2% può essere imposto agli istituti di credito, con un controllo delle autorità comunitarie limitato.
L’accordo raggiunto al consiglio sarà ora oggetto di negoziato con il Parlamento europeo. Michel Barnier, il commissario al mercato unico, ha definito il pacchetto «coerente». Altri invece hanno lamentato regole troppo lasche che mettono a repentaglio norme bancarie omogenee nell’Unione e la creazione di un mercato unico nei servizi finanziari. Il vice presidente della Banca centrale europea Vítor Constâncio ha detto pubblicamente che «forse il nuovo compromesso introduce troppa flessibilità».

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